Archivio Europa

La Commissione UE ci chiede nuovi tagli. Renzi ha mentito: impossibile mantenere bonus di 80 euro nel 2015

Pubblicato il 02 giugno 2014 da duepuntozero.alemanno.

Puntualmente, a una settimana dalle elezioni europee, vengono smentite tutte le false promesse degli euroentusiasti.
La Commissione europea continua sulla linea di rigore e chiede all’Italia ulteriori aggiustamenti per il 2014. L’unica concessione degli euroburocrati è quella di rinviare ad ottobre la quantizzazione di questa correzione.
Renzi e gli italiani sono avvertiti: se le cose non cambiano nel rapporto tra Italia ed Europa in autunno il Governo sarà costretto a una manovra correttiva che cancellerà ogni possibilità di prorogare nel 2015 il bonus di 80 euro.
Lo ripetiamo ancora una volta: questa unione politica e monetaria è incompatibile con politiche di sviluppo e di crescita dell’occupazione.
Se l’Italia vuole tornare a crescere deve rimettere in discussione ogni cosa, a cominciare dall’euro.

RENZI SI IMPEGNI PER INTRODURRE FISCALITÀ DI VANTAGGIO PER MEZZOGIORNO

Pubblicato il 14 maggio 2014 da duepuntozero.alemanno.

Degli 11,5 miliardi di euro oggi non spesi nella programmazione dei fondi strutturali fino al 2013 è necessario utilizzarne per lo meno la metà per introdurre una fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno.

Le imprese del Sud hanno meno servizi e meno opportunità di quelle del Nord e quindi devono pagare meno Irap.

Anche il presidente della regione Campania, Caldoro, si sta muovendo in questa direzione chiedendo una fiscalità compensativa per le imprese della sua regione che, a causa del deficit sanitario, oggi pagano più Irap rispetto alle regioni del Nord.

Un serio negoziato da condurre a Bruxelles può imporre finalmente il riconoscimento del divario economico tra Nord e Sud Italia, e quindi permettere un regime fiscale differenziato per il Mezzogiorno.

Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, invece di ripetere le solite banalità sui fondi strutturali si impegni a rilanciare seriamente questo negoziato a Bruxelles, che già Giuliano Amato e Romano Prodi non avevano potuto o voluto portare a termine.

SERVE UN’AGENZIA PER LO SVILUPPO DEL SUD CHE SOSTITUISCA LE REGIONI INADEMPIENTI

Pubblicato il 14 maggio 2014 da duepuntozero.alemanno.

E’ necessario trasformare il Dipartimento della Coesione in una vera e propria Agenzia per lo sviluppo del Mezzogiorno. Questa Agenzia deve avere il compito di coordinare le Regioni per l’utilizzo dei fondi strutturali, sostituendole quando sono inadempienti. Deve essere anche una banca progetti in grado di prendere l’eredità migliore della Cassa del Mezzogiorno. Questa è la condizione indispensabile per concentrare le risorse su pochi grandi progetti di infrastrutture e di imprese realmente utili a rilanciare lo sviluppo del Mezzogiorno.

RENZI HA CANCELLATO IL MINISTERO DEL MEZZOGIORNO, NON HA TITOLO PER PARLARE DEL SUD

Pubblicato il 14 maggio 2014 da duepuntozero.alemanno.

Dopo mesi di silenzio assoluto, prima come Segretario del Pd e poi come Presidente del Consiglio, Matteo Renzi parla per la prima volta di Mezzogiorno solo oggi che è andato in campagna elettorale a Napoli. Il messaggio, come al solito, fa parte delle cose scontate che la sinistra non ha mai realizzato sul Mezzogiorno.

Non si può parlare di Mezzogiorno quando nel governo Renzi tutte le deleghe per la coesione sono state affidate al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Delrio. Stimo personalmente Graziano Delrio come valido presidente dell’Anci, ma le deleghe per le politiche di coesione non possono essere date a un uomo di governo proveniente dal Nord e che ha già la pesante funzione di Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
Questo Governo ha definitivamente cancellato la figura non solo di un Ministro, ma anche di un Viceministro o Sottosegretario univocamente delegato alle politiche del Mezzogiorno.

Basta solo questo per dimostrare che Matteo Renzi non ha nessun titolo per parlare di Mezzogiorno, promettendo come al solito cose che non può fare, ovvero coordinare le regioni e sostituirle quando non utilizzano i fondi strutturali.