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Intervento alla trasmissione di Rai Uno “L’Arena”: Nuove regole per il finanziamento dei partiti

Pubblicato il 16 aprile 2012 da Gianni Alemanno.

Durante la diretta di oggi su Rai Uno, nella trasmissione “L’Arena”, ho avuto l’occasione di ribadire che pur essendo da parecchi mesi a questa parte un forte avversario della Lega,  vederla schiacciata su queste cose non mi piace e non voglio speculare. Chi ha sbagliato deve pagare ma non si può condannare un intero movimento.

Quello che ho più apprezzato della Lega è stata la rinuncia alla sua parte dei 100 milioni residui: io sfido tutti i partiti, compreso il mio, a rinunciare all’ultima tranche, perchè serve un taglio netto. Queste vicende, a cominciare da quella di Lusi, dimostrano due cose e cioè che ci vuole una riduzione del finanziamento pubblico ai partiti e che, dopo 40 anni, credo sia il momento applicare l’articolo 49 della Costituzione sul riconoscimento giuridico dei partiti perchè siano trasparenti e non vedere mai più scene di questo genere che offendono i militanti.
La corruzione è un problema endemico della politica, non c’è un momento in cui si può cancellare. È un problema connesso al dato della realtà della politica. L’importante è creare delle regole vere, serie, senza populismi. Bisogna fare una legge sul finanziamento pubblico dei partiti con un rimborso molto più modesto dell’attuale, magari su un principio di volontarietà tipo il 5 per mille. Personalmente ho presentato una legge sul riconoscimento giuridico dei partiti nel 2006 assieme a Di Pietro. Purtroppo non ha avuto seguito. Adesso, in un momento di difficoltà nella politica, è necessario trovare delle regole equilibrate. Ci vuole equilibrio perchè se oggi andiamo dietro a Grillo o altri demagoghi che attaccano i movimenti politici, tra 10 anni ci troveremo con Grillo che avrà gli stessi problemi che oggi ha la Lega, cresciuta nel sistema politico attaccando i partiti della prima Repubblica, dicendo che bisognava svoltare e dopo 20 anni circa si trova in una situazione del genere.

IL MESSAGGERO: intervista al sindaco Alemanno

Pubblicato il 07 aprile 2012 da duepuntozero.alemanno.
Non «un successo personale», ma «un riconoscimento per la città atteso per 30 anni» che arriva dopo la delusione della mancata candidatura olimpica. Gianni Alemanno sa di aver ottenuto un traguardo importante, dopo quattro anni di lavoro sul colle capitolino. E il risultato lo porta a stemperare anche le frizioni delle ultime settimane con la Regione Lazio, che dovrà delegare a Roma Capitale i suoi poteri con un atto proprio: «Abbiamo condiviso le perplessità di Renata Polverini, che hanno portato il Governo a fare le ultime correzioni».
Sindaco Alemanno, cosa cambierà per i romani, in concreto?
«Innanzitutto due cose fondamentali: ci saranno meno tasse e più investimenti».
In che modo?
«Il secondo decreto approvato dal Governo prevede che vengano computate a parte le spese che Roma deve affrontare per il suo ruolo di Capitale, che saranno pagate dallo Stato».
Di quali spese si tratta?
«Di capitoli importanti come quelli relativi alle manifestazioni, alle grandi celebrazioni, alla presenza in città delle ambasciate e delle sedi istituzionali, e i rapporti con la Santa Sede. Poi c’è l’aspetto pratico, ancora più importante, dello sblocco degli investimenti».
Negli ultimi mesi, su questo fronte, aveva paventato un blocco totale dei cantieri e delle gradi opere. Adesso cosa cambia?
«Il primo problema in tal senso per i Comuni, e quindi principalmente per Roma, è dato dai criteri troppo rigidi del patto di stabilità, che in pratica paralizzano la capacità di investimento degli enti locali. Adesso, con la riforma, potremo negoziare autonomamente l’entità del patto, anno dopo anno, oltre a discutere direttamente con il Governo dei contributi per Roma Capitale e degli altri fondi destinati alle spese di cui parlavo prima. Inoltre, sono derogate dal patto di stabilità non solo gli investimenti per le metropolitane ma anche quelli relativi ai finanziamenti della vecchia legge di Roma Capitale. Sono mediamente 100 milioni l’anno».
E sulle grandi opere?
«Il decreto prevede la nostra partecipazione alle riunioni del Cipe che riguardano la Capitale, ma anche la realizzazione di un piano triennale per gli investimenti, insieme a Governo e Regione. Quindi ci sarà un tavolo con le Soprintendenze, per velocizzare gli iter necessari alle valorizzazioni e all’avvio dei cantieri dove ci sono scavi archeologici». > LEGGI