Una Petizione popolare per il veto italiano sul bilancio pluriennale europeo.

Pubblicato il 16 ottobre 2018 da Gianni Alemanno.

Siamo in un momento cruciale per il futuro dell’Italia e del “Governo del cambiamento”: le recenti polemiche suscitate dalla Commissione Europea dopo la presentazione del Documento economico e finanziario riportano all’attualità del dibattito politico il rapporto tra Stati Sovrani e Unione Europea, reso sempre più problematico e difficoltoso a causa del dirigismo di Bruxelles, ancorato ai vincoli di bilancio ed alla rigida applicazione dei Trattati.
Pertanto è inevitabile uno scontro politico tra l’austerity imposta da una Commissione a fine mandato e le forze Sovraniste (il cui peso, con ogni probabilità, aumenterà notevolmente nel prossimo Parlamento europeo) che invocano più libertà di manovra per dare risposte di solidarietà e di sviluppo ai danni provocati dalla Globalizzazione economica.
Il Governo italiano è impegnato in una trattativa molto dura con la Commissione, avendo proposto una manovra economica finanziaria che prevede un rapporto deficit/Pil superire a quello previsto dai Trattati europei. Il 2,4% di rapporto deficit/Pil, previsto per manovra governativa, è infatti nettamente superiore al 1,6% proposto inizialmente dal Ministro Tria, in linea con il Fiscal Compact che prevede un progressivo avvicinamento al pareggio di bilancio. Ad inizio Ottobre i commissari Dombrovskis e Moscovici hanno scritto una lettera al Governo italiano contestando il DEF, giudicandolo addirittura una “preoccupante” deviazione rispetto al percorso di Bilancio auspicato dall’UE. Al contrario è necessario che il Governo prosegua sulla strada intrapresa con la manovra economica, per rispettare la sovranità popolare che con il voto del 4 Marzo ha conferito un mandato chiaro per tornare a crescere rilanciando economia ed occupazione. Non solo: è evidente a tutti che con le politiche di austerity sarà impossibile per l’Italia uscire da una crisi economica che dura ormai da dieci anni.
Alla luce di questo scenario il Movimento Nazionale per la Sovranità propone in tutte le piazze d’Italia una Petizione popolare per chiedere al Governo Italiano di far sentire la propria voce, al punto di esercitare il diritto di veto sul Quadro finanziario pluriennale UE 2021/2027 la cui approvazione è disciplinata dall’art. 312 TFUE (Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea) che richiede l’unanimità degli stati membri per questa votazione in sede di Consiglio europeo.
Il Movimento Nazionale per la Sovranità chiede che le Camere adottino una Risoluzione che impegni il Governo italiano ad esercitare il diritto di veto sul QFP, come strumento negoziale, non solo per indurre la Commissione europea a correggere la proposta di bilancio avanzata in sede di negoziato, ma soprattutto per rivedere tutti i Trattati che minano la nostra sovranità nazionale, ottenendo l’approvazione del Documento economico e finanziario presentato dal nostro Governo.
Il voto sul Quadro finanziario pluriennale è l’unica occasione in cui l’Italia può far valere il proprio diritto di veto, costringendo la Commissione europea e gli Stati del Nord Europa a riconsiderare globalmente la politica economica di austerity che sta da tempo strangolando la nostra Nazione.

Gli effetti sull’Italia del Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027
La proposta della Commissione Europea diramata nel mese di Maggio del QFP, anche per effetto della Brexit, prevede una fortissima riduzione degli stanziamenti in particolare nella rubrica del bilancio che riguarda settori di interesse strategico per la nostra Nazione, ovvero i fondi per le politiche agricole. Rispetto al QFP precedente, ovvero quello 2014/2020 dove l’Italia era già stata danneggiata gravemente, si ipotizzano, mettendo a confronto le voci, almeno 3,6 Miliardi di euro di tagli per il nostro Paese, parzialmente compensati da un recupero di 2,4 miliardi di euro nei Fondi di Coesione, a cui però sarà più difficile attingere per l’aumento delle condizionalità imposte dall’Unione.

Tagli alla Politica Agricola Comune (PAC)
Nella proposta della Commissione è prevista una riduzione complessiva delle disponibilità di circa il 10% della Rubrica dedicata alla politica agricola, che avrà una dotazione finanziaria di circa 380 miliardi di euro rispetto ai 420 miliardi del bilancio precedente. Nel nuovo QFP si prevedono 286 miliardi per il I Pilastro (264 pagamenti diretti + 22 misure di mercato), 79 miliardi per il II Pilastro e circa 14 miliardi di euro per la pesca e altre spese.
Per l’Italia le risorse disponibili per i Pagamenti diretti (a prezzi correnti) da 27,0 miliardi euro del periodo 2014/20 passerebbero a 24,9 miliardi con una riduzione di 2,1 miliardi; per lo Sviluppo rurale la riduzione prevista è di 1,5 miliardi (da 10,4 mld/€ a 8,9 mld/€). Pertanto, il nostro Paese, secondo la proposta della Commissione, subirebbe complessivamente un taglio di 3,6 miliardi di euro. In tale conteggio non è possibile calcolare cosa succederà con le Misure di mercato perché non vi sono dati certi per un confronto attendibile.
Rimane quindi l’assoluta contrarietà del Governo italiano ad accettare un ridimensionamento delle disponibilità per la PAC, soprattutto se si considera che già nel periodo 2014/20 in questo settore l’Italia era stata fortemente penalizzata.

L’illusione di un aumento del Fondo di Coesione
A fine agosto la Commissione europea, con un colpo di teatro, ha previsto per l’Italia un aumento del 6% dei Fondi di Coesione, con un recupero ipotetico di 2,4 miliardi di euro per il nostro Paese nel Fondo sociale europeo e nel Fondo di sviluppo regionale. Questo aumento – nonostante il taglio rispetto al QFP precedente di circa il 13% (pari a circa 65 miliardi di euro) della corrispondente rubrica del bilancio europeo – è l’effetto della crescita rallentata dell’Italia e di tutto il Sud Europa, rispetto ai Paesi dell’Est europeo. Ma rischia di essere un’illusione, perché la Commissione fa corrispondere a questo aumento di risorse, anche un incremento delle condizionalità per poterle ottenere. Tutto questo è molto temibile per un sistema-paese come il nostro che ha sempre avuto grandi problemi nell’attingere ai Fondi europei per carenza di progettualità e di programmazione.

Nella tabella seguente sono stati messi a confronto, per Rubriche di spesa, i valori dei due periodi finanziari.

 

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