Archivio giugno 2018

Forestale, Alemanno: “Il governo corregga l’errore di Renzi”. Prime aperture

Pubblicato il 26 giugno 2018 da Gianni Alemanno.

Governare le emergenze, ma anche mettere mano alle storture che recenti cambiamenti normativi hanno portato fin dentro al cuore dello Stato: queste le sfide che si trova davanti al nuovo esecutivo e Gianni Alemanno, da segretario del Movimento nazionale per la sovranità ma anche da ex ministro dell’Agricoltura, ne ricorda una alla compagine governativa. Ecco quale: “Il governo Lega-M5S puó e deve correggere l’errore commesso da Matteo Renzi sopprimendo il Corpo Forestale dello Stato e disperdendolo tra gli altri corpi di Pubblica Sicurezza. Il disastro avvenuto l’estate scorsa con gli incendi boschivi dimostra come il presidio del territorio si sia fortemente indebolito, divendendo le competenze tra carabinieri e vigili del fuoco. Bisogna evitare che si ripeta questa situazione, per questo il governo cambi subito la riforma Madia senza aspettare il pronunciamento della corte costituzionale”, conclude Alemanno.

Dal governo, del resto, si sono registrate significative aperture in merito a un ripensamento della vicenda. Gian Marco Centinaio, nuovo ministro per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, ha sollevato le sue perplessità sull’accorpamento occorso nella passata legislatura. Per il ministro della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno la riforma del Corpo forestale, finita davanti alla Consulta, “è fallita. Lo si è visto l’estate scorsa con l’Italia devastata dagli incendi. Dopo il giudizio, bisognerà pensare come cambiare rotta”, preannuncia Bongiorno.

Fonte: Qelsi.it

IL GOVERNO LEGA-M5S RICOSTRUISCA IL CORPO FORESTALE DELLO STATO

Pubblicato il 25 giugno 2018 da Gianni Alemanno.

Il governo Lega-M5S puó e deve correggere l’errore commesso da Matteo Renzi sopprimendo il Corpo Forestale dello Stato e disperdendolo tra gli altri corpi di Pubblica Sicurezza. Il disastro avvenuto l’estate scorsa con gli incendi boschivi dimostra come il presidio del territorio si sia fortemente indebolito, dividendo le competenze tra carabinieri e vigili del fuoco. Bisogna evitare che si ripeta questa situazione, per questo il governo cambi subito la riforma Madia senza aspettare il pronunciamento della corte costituzionale.

DOCUMENTO CONVEGNO 21 GIUGNO 2018

Pubblicato il 22 giugno 2018 da Gianni Alemanno.

Roma, 21 giugno 2018
LINEE PER UN PATTO FEDERATIVO
DELLA DESTRA DIFFUSA
VERSO IL POLO IDENTITARIO E SOVRANISTA

Le recenti elezioni politiche e, ancor più, l’evolversi dei rapporti fra le forze e gli schieramenti parlamentari nella formazione del nuovo Governo, hanno messo in evidenza la discontinuità che sta cambiando radicalmente la politica italiana.
Ormai non ha più senso parlare del centrodestra come l’abbiamo vissuto per tutta la seconda Repubblica e in questo quadro anche gli eredi della Destra italiana sono chiamati a compiere delle scelte nette che diano un futuro alla nostra area politica.
Come la prima Repubblica è scomparsa sotto l’onda di cambiamento prodotta dalla caduta del Muro di Berlino e dalla fine dei blocchi Est-Ovest, così la vera causa della fine della seconda Repubblica è il nuovo conflitto che si sta scatenando in tutto il Mondo tra la Globalizzazione mondialista e le sovranità nazionali e popolari. L’operazione in atto da diversi anni è, innanzitutto, una manovra di carattere finanziario. Nell’eliminazione dei confini essa ha individuato il primo atto simbolico di un capitalismo senza patria e senza frontiere. L’obiettivo, peraltro a buon punto nella sua riuscita, è la neutralizzazione del Politico insieme alla rimozione della Sovranità nazionale, secondo la profezia di Carl Schmitt. Ci troviamo, insomma, di fronte ad una scientifica campagna di frammentazione degli Stati e di deterioramento progressivo dell’Autorità fondata sulla sovranità popolare. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: decostruzione della identità collettiva, sradicamento delle radici storiche, psichiche, antropologiche, etniche, culturali dei singoli popoli.
Le nuove forze cosiddette “populiste” e “sovraniste” reagiscono, spesso confusamente, alle imposizioni politiche ed ideologiche delle élite finanziarie e tecnocratiche. Questo spiega la nascita del “Governo del cambiamento” di Giuseppe Conte, con tutta la sua carica di novità e con tutte le sue contraddizioni. La fragilità del nuovo quadro deriva anche dalla fine dei vecchi modelli di partito, che non vengono sostituiti da nessun nuovo modello di partecipazione popolare e di radicamento nel territorio.
In questo quadro, diventa urgente e indispensabile recuperare in forme nuove il patrimonio ideale e umano della Destra diffusa, che deve contribuire in modo determinante a costruire nell’area del centrodestra una nuova alleanza attorno a quel Polo identitario e sovranista che si sta caoticamente aggregando attorno alla Lega di Matteo Salvini.
Se è vero che il vecchio centrodestra italiano è morto, è altrettanto vero che in tutta Europa gli schieramenti sovranisti vincenti sono quelli che riescono a mettere insieme forze politiche diverse, in grado di lanciare un progetto identitario sia sul versante populista che su quello moderato. La spaccatura tra Gollisti e Front Nazional consegna la Francia a Macron, mentre l’alleanza tra popolari di destra e sovranisti vince in Austria e in tutti i paesi del Gruppo di Visegrád.
Da qui è necessario muovere verso alcuni obiettivi.
1. Dare rappresentanza politica e culturale al forte bisogno di appartenenza che emerge in tutti gli strati popolari, incanalandolo verso una decisa rivendicazione di identità e sovranità nazionale, a cominciare dalla difesa dei confini di fronte all’emergenza dell’invasione migratoria.
2. Alimentare un articolato sistema di iniziative culturali, formative e mediatiche che contrasti alla radice i dogmi del pensiero unico e del “politicamente corretto”.
3. Lanciare una linea di politica economica chiaramente alternativa rispetto all’ideologia neo-liberista dominante a Bruxelles, che alimenta la finanziarizzazione dell’economia e i poteri forti che da essa traggono vantaggio, con il crescente impoverimento del ceto medio e dei lavoratori creato in nome della competitività internazionale.
4. Ritorno all’impegno civile come partecipazione diretta alla formazione delle scelte politiche, con l’obiettivo di costruire la “Repubblica degli Italiani”: presidenzialismo, maggioritario, federalismo responsabile e maggiori poteri e risorse ai Comuni (unici organismi comunitari e “naturali” insieme con la famiglia).
5. Nuova economia sociale fondata sull’impresa-comunità, dove viene incentivata la partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’azienda, sulla sussidiarietà e sulla conseguente rivalutazione del ruolo dei corpi intermedi, secondo il modello della “Big Society” sostenuto dai “conservatori sociali” di molti paesi europei.
6. Salvaguardare l’ambiente, i beni culturali e il paesaggio italiano da ogni forma di aggressione determinata dallo “sviluppismo”, come alibi agli speculatori di ogni tipo per impossessarsi delle risorse fondamentali della nostra Terra.
7. Promozione della cultura italiana, della sovranità e dell’identità nazionale, in chiave di dialogo con le altre culture nel contesto europeo e mediterraneo, per un ritorno all’Europa dei Popoli e delle Nazioni, proiettata nel Mediterraneo e amica della Russia, contro la concezione tecnocratica e dirigista oggi dominante nell’Unione Europea.
8. Difesa dei diritti dei popoli come linea guida della politica internazionale: sovranità, indipendenza, autodeterminazione. Rifiuto di ogni intervento di “polizia internazionale” che ingerisca nella vita interna di Stati sovrani, che non siano espliciti promotori di atti di terrorismo fondamentalista.
9. Lotta alla decrescita demografica e alla crisi educativa, sostenendo le famiglie naturali e difendendo i valori non negoziabili della vita e della persona umana. Salvaguardare i simboli e la cultura cristiana come elementi imprescindibili della nostra identità nazionale e della civiltà del nostro Popolo. In questo quadro la prima riforma fiscale di cui ha bisogno la nostra comunità nazionale è il “quoziente familiare” che garantisce la riduzione delle tasse alle famiglie più numerose e veri incentivi alla natalità.
10. Rilanciare, nel quadro dell’Unità nazionale, una politica di sviluppo per il Sud e per tutte le aree territoriali economicamente in difficoltà, superando le vecchie logiche dell’assistenzialismo e del clientelismo con un’equa ripartizione delle risorse e con la responsabilizzazione dei territori. In questo quadro reinserire il principio della valorizzazione del Mezzogiorno nella Costituzione italiana.

Sulla base di questi indirizzi, e di altri che li arricchiranno, si deve puntare a raccogliere sotto un tetto comune la cosiddetta “destra diffusa” oggi dispersa e priva di effettiva rappresentanza; una destra inclusiva e non discriminante. Che abbia l’obiettivo di federarsi con altri movimenti di quel Polo identitario e sovranista che deve essere il cuore del nuovo schieramento che nascerà dalle ceneri del vecchio centrodestra.

LA DESTRA A CONFRONTO: “UN PATTO FEDERATIVO PER ANDARE OLTRE”

Pubblicato il 19 giugno 2018 da Gianni Alemanno.

ROMA – Confronto senza reti e senza schemi prestabiliti sul destino della destra politica italiana, posta oggi di fronte ad un bivio drammatico: “Andare oltre o scomparire”. Proprio questo è il tema del convegno che si terrà a Roma giovedì 21 giugno nella nella “Sala meeting Hespresso” in via Genova 14 su iniziativa del Movimento nazionale sovranista, di Azione Popolare, di Pronti per il Sud, di Mezzogiorno Nazionale e La Nostra Destra. L’incontro, che sarà animato da esponenti della destra di governo come Gianni Alemanno, Mario Landolfi, Adriana Poli, Roberto Menia Silvano Moffa e Pasquale Viespoli, vedrà la partecipazione, tra gli altri, di Gennaro Malgieri, Giorgio Conte, Massimo Corsaro, Elena Donazzan, Silvia Pispico, Marcello Taglialatela, Daniele Toto, e Vincenzo Zaccheo. Obiettivo dichiarato: lanciare un patto federativo della destra diffusa a livello territoriale e/o civico, per contribuire al superamento dell’attuale centrodestra, con la riaffermazione dei valori di unità e sovranità nazionale.