Archivio giugno 2015

DAI SOLDI IN ARGENTINA AI VOTI DELL’NDRANGHETA CONTINUA LA DIFFAMAZIONE STRUMENTALE CONTRO DI ME

Pubblicato il 05 giugno 2015 da Gianni Alemanno.

Dopo i soldi in Argentina i voti chiesti all’ndrangheta: per diffamare una persona le balle a effetto fanno più impressione delle risultanze effettive di un’inchiesta difficile e problematica. Ricordate quando uscì l’intercettazione di Odevaine che mi accusava di aver portato insieme a mio figlio valigie di soldi in Argentina?

Nonostante gli stessi inquirenti avessero sottolineato che non c’era nessun riscontro di queste chiacchiere telefoniche, nonostante non sia mai partita nessuna rogatoria in Argentina per cercare controprove, nonostante l’evidente assurdità di un Sindaco in carica che esporta personalmente valigie di contanti in uno dei paesi più finanziariamente instabili del mondo, questa notizia rimbalzò per settimane negli articoli e nei commenti dei giornali e sui social network.

Oggi è la volta dei voti dall’ndrangheta, nonostante dalle carte degli inquirenti risulti chiaramente come stanno le cose: nell’ordinanza del Gip, infatti, il caso viene citato non per supporre il mio collegamento con la criminalità calabrese, ma per asserire il collegamento tra questi e Salvatore Buzzi. Quando io mi rivolgevo al capo della cooperativa 29 Giugno per chiedere un aiuto elettorale alle europee del 2014 lo facevo pensando di parlare a uno dei principali esponenti della Lega delle Cooperative e della cooperazione sociale in Italia.

Come si fa in ogni campagna elettorale, in particolare nella campagna europea che ha collegi estesi in più regioni, si interpellano tutti gli esponenti di organizzazioni sociali e di categoria nella speranza che tra i propri iscritti ci siano simpatizzanti di destra da poter orientare nelle preferenze. Io lo feci per tutte le organizzazioni di categoria e per tutti i sindacati dei lavoratori. Non deve stupire, quindi, che c’abbia provato anche con la Lega delle Cooperative e in particolare della cooperazione sociale, perchè tra gli aderenti a queste realtà lavorative ci sono ormai persone di tutti i colori: molta gente che vota a sinistra, ma anche fette significative che votano a destra.

Nel marzo del 2014 nessuno sapeva o poteva immaginare che dietro Salvatore Buzzi si nascondesse dell’altro, perchè lui, dalla giunta Rutelli fino al 2 dicembre 2014 con la giunta Marino in carica, è sempre stato considerato come il più accreditato esponente della cooperazione sociale, oltre che come un icona della riabilitazione post-carceraria.
Se poi è realmente vero che Buzzi ha deciso di utilizzare suoi contatti col clan Mancuso si tratta di una sua autonoma scelta che non ha mai neanche lontanamente condiviso con me.
D’altra parte, nei due comuni dove secondo gli inquirenti questo clan Mancuso ha maggior radicamento io ho avuto riscontri risibili in termini di preferenze: a Limbadi ho preso solo 5 preferenze su 981 votanti e al comune di Nicotera 14 preferenze su 1901 votanti.
Nel resto della provincia di Vibo Valentia ho ottenuto un buon risultato, inferiore comunque ad altri candidati di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale, grazie allo storico radicamento politico della destra sociale in questa provincia.

Tutte queste evidenze non hanno impedito tuttavia al sindaco Marino di diffamare Fratelli d’Italia accusandolo di aver richiesto voti all’ndrangheta e a due giornalisti di imbastire vergognosi articoli di fondo contro di me. Francesco Merlo su Repubblica, dopo avermi in passato paragonato al Capone ed aver chiesto scusa dopo una mia denuncia per diffamazione, oggi mi paragona a Ciancimino proprio sulla base di questa inesistente richiesta di voti all’ndrangheta. Pietrangelo Buttafuoco sul Fatto Quotidiano, proteso nel suo progetto di portare voti di destra alla Lega diffamando ogni esponente della destra post-missina, s’inventa addirittura che io abbia ricevuto una mail dall’ndrangheta. Questi personaggi, peraltro fra di loro strettamente legati, sono stati da me querelati per diffamazione a mezzo stampa.

Tutto questo probabilmente non sarà sufficiente a frenare la diffamazione, ma presto o tardi, la verità emergerà e dimostrerà di che pasta sono fatti coloro che usano la diffamazione come arma politica e culturale.

HO QUERELATO PER DIFFAMAZIONE MARINO, MERLO E BUTTAFUOCO. MAI CHIESTO VOTI A NDRANGHETA

Pubblicato il 05 giugno 2015 da Gianni Alemanno.

Dopo la lettura dei giornali di oggi ho deciso di querelare per diffamazione il sindaco Ignazio Marino, Francesco Merlo per un articolo pubblicato su “La Repubblica” e Pietrangelo Buttafuoco per un articolo pubblicato su “Il Fatto Quotidiano”. Sia nelle dichiarazioni del Sindaco sia negli articoli pubblicati dai due commentatori si da infatti per scontato che io abbia richiesto attaverso Buzzi voti all’ndrangheta per le elezioni europee del 2014.
Basta leggere l’ordinanza del gip Flavia Costantini per comprendere che non c’è nessun fondamento concreto in queste affermazioni. Io mi sono limitato a chiedere un aiuto elettorale a Salvatore Buzzi nella sua veste di esponente della cooperazione sociale e quando questi non era inquisito e neppure lontamemente sospettato di un qualsiasi collegamento con gruppi mafiosi.
Così come ho fatto con altri esponenti di organizzazioni di categorie, la mia richiesta rientrava in una lecita attività di raccolta di consenso. È evidente che se questa mia richiesta poi è stata canalizzata da Buzzi nei confronti dell’ndrangheta ciò deriva solo da una sua autonoma scelta di cui io non sono stato fatto neppure lontanamente partecipe. E in ogni caso, come ho già evidenziato, basta guardare i riscontri delle preferenze per comprendere che in realtà nessun supporto è stato portato a me e tanto meno alla lista di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale nei comuni di maggior radicamento dei clan ndranghetisti: a Limbadi ho preso solo 5 preferenze su 981 votanti e al comune di Nicotera 14 preferenze su 1901 votanti.

SOSTEGNO ‘NDRANGHETA? I NUMERI DIMOSTRANO CHE È UNA BALLA

Pubblicato il 04 giugno 2015 da Gianni Alemanno.

Bisogna finirla con questa balla della ‘Ndrahgheta che, attraverso al mediazione di Buzzi, mi avrebbe fatto convergere voti in Calabria alle elezioni Europee del 2014. I numeri parlano chiaro: nei due comuni di riferimento del clan Mancuso, che sarebbe stato contattati da Buzzi, io ho preso un numero ridicolo di preferenze. A Limbadi ho preso solo 5 preferenze su 981 votanti e al comune di Nicotera 14 preferenze su 1901 votanti. Questi sono i due comuni dove, secondo le risultanze delle inchieste della Magistratura, c’è il maggior radicamento del clan Mancuso e non è pensabile che se questo clan si fosse mobilitato a muovere voti nei miei confronti i risultati sarebbero stati questi. Credo che tutta questa congettura derivi dall’ennesima millanteria telefonica di Salvatore Buzzi, ma in ogni caso io non ho mai ottenuto ne tantomeno richiesto aiuti elettorali da clan mafiosi.