Archivio giugno 2015

DA MARINO NUOVE OFFESE AI DIPENDENTI CAPITOLINI

Pubblicato il 08 giugno 2015 da Redazione.

I dipendenti capitolini non meritano di essere ancora una volta offesi dal sindaco Marino. Nella sua frenesia di fare lo scarica barile su di altri, rispetto ai gravi problemi che stanno coinvolgendo la sua Giunta e la sua Amministrazione, oggi Marino, dopo essersela presa con le precedenti Amministrazioni, se la prende con i 24mila dipendenti comunali.

In realtà, non solo bisogna sempre distinguere tra i pochi che sbagliano e la maggioranza che si comporta bene nonostante le mille difficoltà, ma sappiamo tutti che nella catena delle responsabilità i dipendenti sono gli ultimi a dover essere considerati dopo la politica e la dirigenza capitolina.

I dipendenti comunali, dopo la revisione al ribasso del contratto integrativo portata avanti dalla giunta Marino, vivono oggi con stipendi di fame e continuano a pagare il prezzo di una Amministrazione totalmente dissestata. Lasciamoli stare almeno sulla torbida vicenda dell’inchiesta di Mafia Capitale.

MAFIA CAPITALE: ALEMANNO, CONTINUA DIFFAMAZIONE STRUMENTALE CONTRO DI ME

Pubblicato il 05 giugno 2015 da Redazione.

(AdnKronos) – “Dopo i soldi in Argentina i voti chiesti all’ndrangheta: per diffamare una persona le balle a effetto fanno più impressione delle risultanze effettive di un’inchiesta difficile e problematica”. Così Gianni Alemanno interviene sullo scandalo di Mafia Capitale. “Ricordate quando uscì l’intercettazione di Odevaine che mi accusava di aver portato insieme a mio figlio valigie di soldi in Argentina? – scrive l’ex sindaco di Roma in un lungo post su Facebook -. Nonostante gli stessi inquirenti avessero sottolineato che non c’era nessun riscontro di queste chiacchiere telefoniche, nonostante non sia mai partita nessuna rogatoria in Argentina per cercare controprove, nonostante l’evidente assurdità di un Sindaco in carica che esporta personalmente valigie di contanti in uno dei paesi più finanziariamente instabili del mondo, questa notizia rimbalzò per settimane negli articoli e nei commenti dei giornali e sui social network”. “Oggi è la volta dei voti dall’ndrangheta – continua Alemanno – nonostante dalle carte degli inquirenti risulti chiaramente come stanno le cose: nell’ordinanza del Gip, infatti, il caso viene citato non per supporre il mio collegamento con la criminalità calabrese, ma per asserire il collegamento tra questi e Salvatore Buzzi. Quando io mi rivolgevo al capo della cooperativa 29 Giugno per chiedere un aiuto elettorale alle europee del 2014 – spiega Alemanno – lo facevo pensando di parlare a uno dei principali esponenti della Lega delle Cooperative e della cooperazione sociale in Italia. Come si fa in ogni campagna elettorale, in particolare nella campagna europea che ha collegi estesi in più regioni, si interpellano tutti gli esponenti di organizzazioni sociali e di categoria nella speranza che tra i propri iscritti ci siano simpatizzanti di destra da poter orientare nelle preferenze. Io lo feci – dice Alemanno – per tutte le organizzazioni di categoria e per tutti i sindacati dei lavoratori. Non deve stupire, quindi, che c’abbia provato anche con la Lega delle Cooperative e in particolare della cooperazione sociale, perché tra gli aderenti a queste realtà lavorative ci sono ormai persone di tutti i colori: molta gente che vota a sinistra, ma anche fette significative che votano a destra. Nel marzo del 2014 nessuno sapeva o poteva immaginare che dietro Salvatore Buzzi si nascondesse dell’altro, perché lui, dalla giunta Rutelli fino al 2 dicembre 2014 con la giunta Marino in carica – sottolinea l’ex sindaco – è sempre stato considerato come il più accreditato esponente della cooperazione sociale, oltre che come un icona della riabilitazione post-carceraria”. “Se poi è realmente vero che Buzzi ha deciso di utilizzare suoi contatti col clan Mancuso si tratta di una sua autonoma scelta che non ha mai neanche lontanamente condiviso con me” continua Alemanno su Facebook. “D’altra parte, nei due comuni dove secondo gli inquirenti questo clan Mancuso ha maggior radicamento io ho avuto riscontri risibili in termini di preferenze: a Limbadi ho preso solo 5 preferenze su 981 votanti e al comune di Nicotera 14 preferenze su 1901 votanti. Nel resto della provincia di Vibo Valentia ho ottenuto un buon risultato, inferiore comunque ad altri candidati di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale, grazie allo storico radicamento politico della destra sociale in questa provincia”. “Tutte queste evidenze – aggiunge Alemanno – non hanno impedito tuttavia al sindaco Marino di diffamare Fratelli d’Italia accusandolo di aver richiesto voti all’ndrangheta e a due giornalisti di imbastire vergognosi articoli di fondo contro di me. Francesco Merlo su Repubblica, dopo avermi in passato paragonato al Capone ed aver chiesto scusa dopo una mia denuncia per diffamazione, oggi mi paragona a Ciancimino proprio sulla base di questa inesistente richiesta di voti all’ndrangheta – lamenta l’ex primo cittadino della Capitale -. Pietrangelo Buttafuoco sul Fatto Quotidiano, proteso nel suo progetto di portare voti di destra alla Lega diffamando ogni esponente della destra post-missina, s’inventa addirittura che io abbia ricevuto una mail dall’ndrangheta. Questi personaggi, peraltro fra di loro strettamente legati, sono stati da me querelati per diffamazione a mezzo stampa – dice Alemanno -. Tutto questo probabilmente non sarà sufficiente a frenare la diffamazione, ma presto o tardi – conclude l’ex sindaco di Roma – la verità emergerà e dimostrerà di che pasta sono fatti coloro che usano la diffamazione come arma politica e culturale”.