Stamane in Vaticano, nella Sala Clementina, il sindaco Alemanno e la Giunta capitolina hanno partecipato all’udienza che il Santo Padre Benedetto XVI concede agli Amministratori locali.
Quello che segue è il discorso del Sindaco.

Santità,
formulo a Lei, con filiale deferenza, ogni più sincero augurio per il nuovo anno a nome mio personale, della Giunta, dell’Assemblea Capitolina dell’Amministrazione e dell’intera popolazione della città di Roma che ho qui l’onore di rappresentare.
Unisco i più sentiti ringraziamenti per questa udienza d’inizio del nuovo anno, che ci aiuta a guardare più da vicino alle speranze e alle attese di questa Città di cui Ella, Santità, è Pastore e guida spirituale.
Quest’anno si è aperto nella nostra città con una pesante tragedia che ha visto una famiglia di cittadini romani stroncata dalla criminalità e dalla violenza più efferata.
Nessuno di noi potrà più dimenticare il nome della piccola Joy e di suo padre Zhou, uccisi nella notte del 2 gennaio da due rapinatori che speriamo vengano presto assicurati alla giustizia. Questa è l’immagine di tutto quanto noi dobbiamo combattere nella nostra città: la violenza criminale che trova nuovo terreno di cultura nella diffusione della povertà generata dalla crisi economica, le bande criminali che cercano di appropriarsi delle periferie più disagiate e le famiglie oneste che appaiono indifese rispetto a tanta aggressività. Ma c’è un fatto nuovo che emerge da questa vicenda e che ci deve far riflettere lucidamente anche di fronte a tanta disgrazia.
Le vittime sono oggi cittadini extracomunitari che sono venuti a lavorare a Roma, mentre gli aggressori sembrano essere altri immigrati che nella nostra città invece hanno scelto la via dell’illegalità e della sopraffazione per arricchirsi.
Nei giorni scorsi la comunità cinese ha manifestato nella nostra città per chiedere sicurezza e giustizia, avanzando le stesse necessità e richieste espresse da sempre dai cittadini romani e italiani. Mai come in questa vicenda è stata chiara la linea di confine e separazione che passa attraverso le nostre città che non è tra cittadini romani ed extracomunitari, tra romani e nuovi venuti, ma tra persone che seguono la via dell’onestà e persone che hanno scelto la via della trasgressione e della violenza.
Compito nostro, delle Istituzioni, dell’impegno politico e della società civile è quello di riunire tutti gli uomini e le donne di buona volontà, e di farli coalizzare, unire e accomunare contro le grandi tentazioni che si fanno ancora più forti in un periodo di crisi economica in cui ognuno può essere portato a cercare una scorciatoia verso il facile arricchimento e verso la corruzione dei costumi.
Questo legame tra gli uomini e le donne di buona volontà è il vero fondamento, la roccia incrollabile su cui dobbiamo rinnovare ogni giorno e rifondare con cura incessante le speranze della nostra città per creare quel “mondo nuovo” da Lei auspicato nel Suo Messaggio per la 45a Giornata Mondiale per la pace.
Lo dobbiamo fare sconfiggendo le organizzazioni criminali che aggrediscono i più deboli, che incutono paura e che vogliono sottomettere le persone perbene : contro di esse dobbiamo dimostrare coraggio, fermezza e unità di intenti fra tutte le parti politiche e fra tutte le Istituzioni. Le tristi ombre della criminalità di stampo mafioso debbono essere tenute lontane dalla nostra città, che ha le energie e la forze per rigettare questa logica della violenza senza quartiere.
Ma contemporaneamente siamo consapevoli che la coesione sociale, le risposte alla crisi economica e la lotta contro l’impoverimento rimangono prioritarie nella nostra città e soprattutto nelle periferie. Ad una famiglia, ma soprattutto ad un giovane che si trova di fronte ad un bivio della propria esistenza, le Istituzioni e la società civile debbono dimostrare, senza ombra di dubbio, che esiste una via giusta fatta di lavoro, di solidarietà, basata sul rispetto degli altri, che può e deve essere perseguita, che è accessibile a tutti.
Non dobbiamo lasciare nessuno indietro ed isolato, per evitare che possa essere facile preda del reclutamento di chi promette un guadagno facile e paradisi effimeri e siamo convinti ancora di più che i nostri interlocutori privilegiati siano i giovani e le famiglie, perché è questo il contesto dove possiamo agire per affermare come Lei ha detto “un ordine sociale giusto e pacifico e dove possano essere pienamente espressi e realizzati i diritti e le libertà fondamentali dell’uomo”.
Per questo stiamo dando crescente sostegno al lavoro del Banco Alimentare per la raccolta e la distribuzione dei generi alimentari che altrimenti andrebbero persi e che invece vengono offerti alle famiglie più povere e a un numero sempre più crescente di mense e di centri di carità. In tale contesto stiamo per lanciare una grande iniziativa dal valore pratico e simbolico di “raccolta del pane”, nelle mense e negli esercizi commerciali, che sarà ridistribuito nella Capitale alle persone in difficoltà grazie all’impegno dei volontari dell’associazionismo cattolico e dall’associazione dei panificatori romani.
In questa linea si inserisce anche il dono che ci siamo permessi di portarLe qui oggi: un coupon di buoni acquisto da spendere nei supermercati da distribuire alle famiglie più povere. Un omaggio con il quale prendiamo anche l’impegno a destinare maggiori fondi per ampliare questa iniziativa che abbiamo chiamato i “buoni della speranza”, che sono convinto aiuterà concretamente, attraverso la Caritas diocesana e le tante organizzazioni di solidarietà, molte famiglie romane in difficoltà.
Ma siamo consapevoli che l’onda lunga dell’impoverimento comincia a coinvolgere e a travolgere tante famiglie che un tempo potevano essere ascritte al ceto medio o che comunque non conoscevano povertà. Infatti, secondo i dati più recenti pubblicati in una ricerca delle Acli, le famiglie hanno visto calare il loro potere d’acquisto di oltre 300 euro in meno sulle buste paga e tutto questo colpisce i nuclei più numerosi e quelli che hanno minori fonti di reddito.
Ritorna evidente la necessità di applicare subito una riforma fiscale che si ispiri al principio del “Quoziente familiare”, che a Roma vogliamo applicare cominciando dalle imposte comunali e dalle tariffe sui servizi. Lo vogliamo fare nel prossimo bilancio, che sarà un bilancio difficile, ma proprio per questo ha bisogno di misure sociali attente al reddito delle famiglie. Speriamo che questo nostro impegno sia uno sprone per il Governo e il Parlamento per fare altrettanto a livello nazionale.
Sono proprio i momenti di crisi quelli in cui è necessario e urgente fare le riforme essenziali, ma insieme al quoziente familiare vogliamo introdurre una serie di innovazioni a favore delle famiglie e degli anziani partendo dalla creazione di una “Carta sociale” e dando origine insieme alla Diocesi di Roma alla “Fondazione per la famiglia” per aiutare le giovani coppie ad unirsi in matrimonio, creando così nuovi nuclei familiari.
Crediamo che tutte queste iniziative debbano essere ricondotte ad una grande mobilitazione morale. Un nuovo grande “Patto sociale”, che unisca insieme famiglie, associazioni, società civile ed Istituzioni. Nel prossimo mese di marzo convocheremo gli “Stati generali del sociale e della famiglia nella città di Roma” proprio per lanciare questo messaggio e per stringere questo Patto.
La solidarietà, la coesione sociale, il valore morale ed educativo della famiglia, l’appartenenza comunitaria, sono il fermento vivo su cui tutta la nostra città si può rigenerare per superare la crisi economica che, ormai sono tutti concordi, è crisi di economia e di mercati, ma è soprattutto crisi di valori ed indebolimento dell’appartenenze e delle identità.
In tale contesto la nostra Città è ancora in grado di lanciare messaggi di carattere universale. Santità, Lei avrà saputo che Roma si è candidata come sede dei Giochi Olimpici del 2020. Ebbene anche questa nostra candidatura sarà vissuta non come mera competizione sportiva e progettuale, ma come proposta di idee e di valori di carattere universale. Cercheremo di convincere le altre nazioni a convergere su questa nostra proposta, non solo in base alla bellezza degli impianti sportivi di cui ci dovremo dotare o in base all’impegno economico che profonderemo in quella occasione, ma soprattutto proponendo una edizione olimpica, improntata ai valori dell’umanesimo, dove sia centrale il valore della persona umana che si misura con se stessa, che compete lealmente con gli altri, in spirito di fraternità ed amicizia. Insomma riporteremo la parola competere al suo valore etimologico, ovvero del “cercare insieme” nuovi traguardi dello sforzo umano e dell’umana ricerca.
Ma facendo riferimento a valori universali, non posso concludere non ricordando le recenti notizie di nuove e sempre più sanguinose persecuzioni dei cristiani nel mondo: l’ultimo atto a Natale con l’attentato alla chiesa di Santa Teresa in Nigeria.
Lei, Santità ha auspicato che “la collaborazione fra le comunità cristiane e i Governi aiuti a percorrere un cammino di giustizia, di pace e di riconciliazione, in cui i membri di tutte le etnie e di tutte le religioni siano rispettati”.
Per questo abbiamo siglato un accordo con il Ministero degli Affari esteri con il quale abbiamo dato vita all’“Osservatorio della libertà religiosa”, attraverso il quale si leverà un costante messaggio a difesa della libertà dei credenti nel mondo, affinché cessi l’indifferenza e il silenzio sui tanti crimini che ancora purtroppo si compiono per motivi ideologici e religiosi.
Santità, mentre La ringrazio per il sostegno morale e spirituale che non fa mancare al nostro quotidiano lavoro, Le domando di invocare la benedizione divina su questi nostri progetti al servizio della Città, Le rinnovo di cuore i più fervidi auguri per il nuovo anno e Le dico grazie per averci cortesemente ricevuti e per avermi attentamente ascoltato.
Giovanni Alemanno





















