Archivio giugno 2011

Casa, sicurezza, nomadi

Pubblicato il 30 giugno 2011 da Gianni Alemanno.

Dopo tanti anni di attesa, la vendita delle loro case agli inquilini dell’Erp si è trasformata stamattina da sogno in realtà. Questi primi sei rogiti firmati sono l’inizio di un processo che andrà avanti: ci saranno circa 850 vendite nel corso di quest’anno e complessivamente 2600, mentre nel prossimo anno vogliamo arrivare fino a 4000. Questo porterà a 140 milioni di introito, per quest’anno, nelle casse comunali e ci permetterà di comprare nuove case popolari, di fare una più adeguata manutenzione. Ma soprattutto questo è un grande messaggio sociale di dignità per le famiglie e la possibilità per tutti d’essere proprietari di un alloggio, che per noi é la cosa più importante e più significativa.

Sulla sicurezza io sono convinto che non si possa strumentalizzare un episodio gravissimo, come quello avvenuto al quartiere Monti, per fare un teorema politico. È una politica di bassissimo profilo: si va ad enfatizzare una situazione, quella della movida, che tutti conosciamo e stiamo fronteggiando già da molto tempo. Quando noi facciamo le ordinanze, quando facciamo interventi, veniamo accusati di fare il coprifuoco. Poi quando avvengono fatti di questo genere, si dice che non facciamo abbastanza.
Oggi io non credo possano essere messi in discussione i risultati del Patto per Roma sicura. Nella Capitale c’è stato un calo dei reati e la situazione è complessivamente più sotto controllo. Questo non significa che bisogna abbassare la guardia, perché episodi orribili come quello di Monti non si possono ripetere e quindi dobbiamo essere sempre più attenti.
Stiamo lavorando ad un nuovo patto per Roma sicura, un nuovo impegno. Ecco, io credo che di fronte a questi avvenimenti che coinvolgono i giovani bisogna avere un atteggiamento più responsabile e fare in modo, tutti, di trovare delle misure, anche di carattere culturale, allo scopo di evitare simili eventi. E’ importante tenere lontane polemiche sterili e soprattutto non dare un’immagine sbagliata di Roma, perché la Capitale oggi è sicura e si deve fare sempre di più per mantenerla tale.
In merito all’elezione per nominare il rappresentante del campo rom di via di Salone, questa è una nuova strada per responsabilizzare il popolo nomade e fare in modo che vi sia un interlocutore con cui costruire progetti d’integrazione e legalità.  Noi dobbiamo confrontarci con persone responsabili, che siano in grado di far andare i campi nella direzione giusta, senza creare problemi ai cittadini.
Mi auguro che questa votazione, in fase di continuazione anche nei prossimi giorni, sia coronata dal successo. È il primo esperimento nella storia italiana. Se riusciremo a farlo, sarà un importante esempio per tutte le altre situazioni dove vi siano campi nomadi o processi d’integrazione da sostenere.

Qui le foto con gli inquilini dell’ERP
Qui le foto delle Elezioni comitato di rappresentanza nomadi

Foto C.Papi, C.Valletti

La Girandola di Castel Sant’Angelo

Pubblicato il 30 giugno 2011 da Gianni Alemanno.

Quest’anno Roma ha voluto dedicare al 60° anniversario dell’Ordinazione sacerdotale del Santo Padre Benedetto XVI la 4° edizione della rievocazione storica de “La Girandola di Castel Sant’Angelo”. Lo spettacolo di fuochi d’artificio é coinciso con una festa molto importante per il pontefice. Ratzinger fu infatti consacrato sacerdote il 29 giugno 1951, nella solennità dei Santi Pietro e Paolo.
Ma cos’era la Girandola? “La Maraviglia del Tempo” nasce a Roma nel 1481 per volontà di Papa Sisto IV e viene da quel momento in poi impiegata per festeggiare eventi solenni e importanti per la città, come la Santa Pasqua, la ricorrenza dei Santi Pietro e Paolo e l’incoronazione del nuovo Papa.
Raccontata nelle pagine di Dickens e nei sonetti del Belli, immortalata nelle stampe di Piranesi e nelle opere dei grandi pittori del passato, la Girandola si ritrova già nei racconti dei Maestri delle Celebrazioni Liturgiche dei Papi dal 1500. Nel suo trattato “De la Pirotechnia” pubblicato nel 1540, l’artigliere di Papa Paolo III Vanoccio Biringuccio descrive così la Girandola: «Al terzo giro tirano molti razzi, i quali sono longhi un palmo che di poi sono andati in alto con una longha coda e che par gli habbino finito, schioppano, e mandan fuori sei o otto razzetti per uno, nella maggiore sommità del castello, dove è l’Angelo attaccato à l’arboro del stendardo, adattato una forma d’una grande stella, che contiene molti razzi».

Oggi, grazie ad un apparato tecnologico sofisticato, che si avvale di centraline radio per l’accensione dei fuochi, 18 tecnici ed un progettista sono in grado di far fronte – in assoluta sicurezza per loro e per l’ambiente circostante – ad un lavoro che in passato vedeva il coinvolgimento di oltre 100 uomini, con un notevole risparmio anche sui costi della manodopera che altrimenti sarebbero proibitivi. La realizzazione delle miscele dei fuochi segue i dettami e le indicazioni dei mastri antichi, per garantire l’intensità e la brillantezza dei colori.
La Girandola era un evento che richiamava spettatori da tutta Europa, un appuntamento dove accorrevano stranieri di ogni grado e ceto sociale fino al 1861, quando i capricci del tempo e della memoria hanno poi relegato nel dimenticatoio questo antico momento di festa durante il quale il Castello, e Roma stessa, diventava un palcoscenico per gli spettatori sull’altra riva del Tevere. Secondo la tradizione fu Michelangelo Buonarroti l’ideatore della Girandola nel periodo in cui lavorava su committenza di Papa Giulio II; storicamente accertata è la rielaborazione successiva di Gian Lorenzo Bernini, che ne affinò la scenografia del movimento.
La particolarità della Girandola dell’edizione di quest’anno è stata la complessa accelerazione che gli artifizi pirotecnici hanno assunto durante la loro rappresentazione che ha coinvolto ben 5 punti strategici di Castel Sant’Angelo. Oltre 400 accelerazioni, 600 “candele romane” e “fontane falistranti” hanno illuminato l’intero circondario di Castel Sant’Angelo, proiettando indietro nel tempo tutti noi spettatori.

Click QUI per le foto

Foto C.Papi

LA STORIA DI SAYO

Pubblicato il 27 giugno 2011 da staff.

Il coraggio di una madre nel turbine della Storia

La Fondazione Nuova Italia inaugura, giovedì 30 giugno 2011, alle ore 18.00 presso la propria sede, una mostra di grande interesse storico e artistico. Saranno esposte le tavole originali de “La Storia di Sayo”, graphic novel di notevole impatto emotivo, opera della disegnatrice giapponese Yoshiko Watanabe e del giovane sceneggiatore Giovanni Masi.
I due autori hanno ridato vita a una storia realmente accaduta. La vicenda umana e personale di una donna, Sayo, che cerca di mettere in salvo la figlioletta Ayako e il bambino che porta in grembo, sullo sfondo delle persecuzioni patite dai giapponesi residenti in Manciuria in seguito alla sconfitta subita nella Seconda Guerra Mondiale.
La Fondazione Nuova Italia, sensibile alle tematiche culturali, coglie l’occasione per parlare di un tema importante come quello dell’esilio. Il popolo giapponese, dopo la sconfitta, conoscerà l’oppressione degli occupanti russi e l’odio della popolazione locale. I sopravvissuti che riusciranno a fare ritorno in Giappone diventeranno i testimoni di una pagina tragica e poco nota della storia del XX secolo. La mostra rappresenta un’opportunità unica e preziosa per raccontare la storia dei popoli attraverso il manga, forma d’arte che ha origini antiche e che oggi è parte integrante della J-Pop Culture, espressione pura e autentica del pensiero giapponese contemporaneo.
Alla conferenza inaugurale del 30 giugno insieme ai due autori interverranno Gennaro Cutillo, membro dell’Area di Ricerca Internazionale della Fondazione Nuova Italia, che si è fatto promotore dell’iniziativa; Mario Andrea Vattani, Consigliere diplomatico del Sindaco di Roma e Salvatore Santangelo, direttore del Centro Studi della fondazione.

Scarica QUI l’invito in PDF

ATAC: delibere fondamentali, ora piano industriale

Pubblicato il 25 giugno 2011 da Gianni Alemanno.

Un grosso ringraziamento agli assessori Aurigemma e Lamanda e a tutti i consiglieri di maggioranza che, attraverso la guida di Luca Gramazio, sono riusciti a dimostrare fermezza e capacità di dialogo, portando all’approvazione due delibere fondamentali per il risanamento di Atac.
L’opposizione alla fine ha dovuto comprendere che era necessario non solo conferire ad Atac il patrimonio inutilizzato del Tpl, ma anche procedere a un’immediata valorizzazione, per garantire le finanze di un’azienda di 13mila dipendenti che gestisce da sola il 90 per cento del trasporto pubblico romano.
Un riconoscimento va fatto a quei gruppi di opposizione che hanno, fin dall’inizio, tenuto un atteggiamento costruttivo, differenziandosi sempre da atteggiamenti oltranzisti ed ideologici. Adesso il consiglio di amministrazione di Atac può procedere all’approvazione del piano industriale, risanando un debito strutturale che si trascina da almeno una decina di anni e rigenerando il rapporto con i cittadini e gli utenti.