Orizzonte di valori. Dalla teoria alla prassi politica

Pubblicato il 29 novembre 2010 da staff.

«L’identità della nostra destra è stata incarnata da uno spirito riformista a tutto tondo, mentre quella della sinistra è stata modellata dallo spirito performativo della controriforma». È con queste parole che Gianni Alemanno ha messo momentaneamente il punto ad “Orizzonte di valori”, la scuola di formazione organizzata ogni semestre dalla Fondazione Nuova Italia. La tre giorni di lavori, dedicata ai giovani più promettenti che gravitano intorno al mondo della destra identitaria, si era posta come obiettivo finale quello di alimentare una riflessione profonda sul concetto di identità, rilanciato al centro della dialettica politica italiana in questi ultimi giorni sia dall’avvicinarsi del fatidico 150° anniversario dell’unità d’Italia, che dal tentativo della trasmissione di Fazio di declinare le identità della destra e della sinistra nazionali.
Il fitto calendario di incontri, organizzato dal direttore del Centro Studi della Fondazione Salvatore Santangelo insieme al suo team di ricercatori, è stato strutturato per approfondire attraverso il prisma dell’identità quelle che nel prossimo futuro costituiranno i principali ambiti in cui le classi dirigenti dovranno distinguersi per l’affermazione della propria specificità: le tecniche di comunicazione, la capacità di narrazione e l’elaborazione di progetti in grado di determinare i mutamenti politici interni ed internazionali. A tal fine si sono susseguiti sul palco dei relatori esponenti di spicco del mondo della politica, come Gianni Alemanno, Barbara Saltamartini, Domenico Benedetti Valentini, Bruno Murgia, di quello dell’impresa, come Franco Panzironi, Nicoletta Lanza e Fabio Padovan, nonché alcuni tra i migliori cervelli prodotti dall’Università italiana, del calibro di Giovanni Giorgini, Gabriele Antinolfi, Giuseppe Sacco e Andrea Fontana.
Ne è emerso un confronto serrato che, pur evidenziando l’eterogeneità di prospettive sia intergenerazionali, che intragenerazionali, ha reso possibile mettere in evidenza quel minimo comun denominatore su cui rifondare la realizzazione del progetto di un “Partito degli italiani”. Lo stesso che, d’altro canto, aveva costituito la fonte di ispirazione di quanti avevano sottoscritto il documento costitutivo del Popolo della Libertà. E questo minimo comun denominatore va ricercato nella costruzione di un’identità italiana che non sia né di destra, né di sinistra. In grado di non ricalcare, dunque, il tradizionale e lacerante cleavage politico tra guelfi e ghibellini, unitari e legittimisti, fascisti e antifascisti, democristiani e comunisti, che storicamente ha dilaniato l’Italia e a cui va ascritta la responsabilità di una certa arretratezza politica del Paese. Quest’ultima si è manifestata, sotto il profilo interno nella precedenza accordata colpevolmente da molti uomini pubblici alle identità di parte sul bene comune e, sotto il profilo internazionale, in quella “sindrome di Carlo VIII” per cui si è ceduto spesso alla tentazione di invocare la scesa in campo del “nemico esterno” pur di abbattere il “nemico interno”, al salatissimo prezzo di impedire l’ascesa dell’Italia nel novero delle grandi potenze.
Per tale ragione nel dibattito scaturito ad Ocre è apparsa chiara la necessità di un nuovo manifesto in cui vengano affermati i veri valori della destra, in cui quello di Patria, necessariamente trasversale ai partiti e valido erga omnes, riceva la posizione centrale che gli spetta. L’idea di Patria che è stata formulata sia dai giovani, che dal Sindaco Alemanno, d’altronde, sembra rispondere proprio a quest’esigenza, assumendo i tratti di un concetto non esclusivo ma neanche accessibile a chiunque, non etnocentrico ma neanche multiculturale, non idealista ma neanche orientato esclusivamente da istinti egoistici. È solo attraverso il consolidamento di un nuovo concetto di Patria, che storicamente è stato rifiutato tanto dalla sinistra quanto dal centro, ma rispetto al quale anche la destra ha avuto le sue mancanze, che sarà possibile uscire dal vicolo cieco edificato sulle ovvietà del buonismo e su di una politica animata da uno spirito economicista ed orientata solo alla gestione delle contingenze del momento. “Orizzonte di valori” ha costituito, infatti, lo scranno da dove rilanciare un concetto di politica in cui le dimensioni del passato e del futuro accompagnino quella del presente, nonché una formulazione dell’identità nazionale nell’ambito di un progetto di società in grado di mediare tra la grammatica e la pratica della politica.
Gabriele Natalizia

Lascia una risposta