Pubblicato il 27 settembre 2018 da Gianni Alemanno.
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La stagione politica che stiamo vivendo si preannuncia come una delle più decisive della storia recente della nostra Nazione. Mai come in questi mesi il conflitto politico è stato aspro e frontale: da una parte l’establishment, i vecchi e nuovi poteri della globalizzazione e i partiti tradizionali dello scenario italiano ed europeo, accomunati dalla retorica del politicamente corretto e dalla tutela degli interessi multinazionali. Dall’altro lato i “sovranisti”, tutti coloro che, per un motivo o per l’altro, osano anteporre i valori della sovranità nazionale e popolare alle logiche della globalizzazione. Lo scontro è esploso da quando 5s e leghisti hanno creato il “Governo del cambiamento”, rimettendo in discussione, non dagli scranni dell’opposizione ma dalle poltrone ministeriali, tutti gli equilibri consolidati.
La cosa più sorprendente è che i salti di livello di questa escalation sono provocati non sono tanto dagli “estremisti” sovranisti quanto dai “moderati” del fronte opposto. In fondo Salvini e Di Maio hanno fatto molti (e certe volte discutibili) passi indietro. Sull’Unione Europea sono passati dalla critica all’euro all’accettazione dei parametri di Maastricht e forse degli ulteriori vincoli imposti dal Fiscal Compact. Anche sull’immigrazione i “populisti” sono passati dal blocco navale al largo delle coste libiche alla ben più mite richiesta di ripartire i migranti che sbarcano tra gli Stati europei. Eppure dal Presidente Mattarella al Governatore Draghi, dai ministri degli interni europei ai membri della Commissione di Bruxelles, dal Presidente Macron alla Cancelliera Merkel, viene un crescendo di provocazioni e chiusure, di minacce e di insulti.
Il punto di rottura è stato forse il voto del Parlamento europeo contro Victor Orban. Sembrava che Angela Merkel, con la scelta del cristiano-sociale Manfred Weber come candidato per la presidenza della Commissione europea, volesse gettare un ponte di dialogo con i sovranisti europei. E invece, alla fine, ha prevalso il massimalismo ideologico e il Parlamento di Strasburgo ha “condannato” il premier ungherese, pur sapendo che, appena tra qualche mese, dopo le prossime elezioni europee i numeri non saranno più gli stessi.
Gli esponenti politici popolari e socialisti, gli intellettuali della cultura dominante, gli ideologi del neo-liberismo hanno perso il contatto con la realtà, sembrano non rendersi conto che i temi sollevati dal sovranismo non sono espedienti populistici per rimediare voti, ma grandi e drammatici problemi posti dalla globalizzazione. Nella storia, quando il potere costituito si contrappone in modo così ottuso al cambiamento in atto, i conflitti esplodono in modo imprevedibile e spesso drammatico.
Di fronte a tutto questo, la principale preoccupazione di un Movimento come il nostro deve essere quella di preparare il Polo Sovranista per affrontare questa sfida e per evitare al Popolo italiano il rischio di pericolose avventure.
Il Movimento Nazionale lancia due appelli: uno rivolto alla Lega di Matteo Salvini, il secondo all’area della Destra diffusa che si riconosce nelle idee sovraniste.
Alla Lega noi chiediamo di indicare con chiarezza e rapidità la forma politica e organizzativa con cui si dovrà strutturale il Polo Sovranista. È chiaro che l’attività del Governo Conte oggi assorbe la gran parte delle energie della classe dirigente leghista e noi ci auguriamo che questo impegno consenta all’Esecutivo di affrontare positivamente i molti nodi e la grave crisi che impegnano la nostra Nazione. Non conviene all’Italia che questo esperimento si concluda con un fallimento, che porterebbe dritto verso l’ennesimo disastroso governo tecnico e forse verso un commissariamento della Troika. Ma la Lega deve ugualmente prepararsi ad una fase successiva, che non può in alcun modo essere un semplice ritorno al centrodestra della seconda Repubblica.
Bisogna costruire il Polo Sovranista, in cui possono e debbono ritrovarsi le istanze e gli uomini migliori del vecchio centrodestra, ma su cui non possono gravare gli equivoci del passato. Non c’è più spazio per atti di sottomissione al Partito Popolare Europeo, ai vincoli di Bruxelles, o per cedimenti all’ideologia neo-liberista dominante. Come non si può più ripetere l’errore di uniformarsi al modello dei partiti mediatici e personali, senza radicamento nel territorio e senza un’organizzazione inclusiva, trasparente e partecipativa.
Questo è un compito che spetta prioritariamente a Matteo Salvini che – nelle elezioni del 4 marzo e poi in questi mesi di dure lotte al Ministero dell’Interno – si è qualificato come il leader naturale del nostro schieramento: da lui devono arrivare indicazioni chiare per una aggregazione di tutte le forze disponibili a fondare la propria azione politica sulla sovranità nazionale e popolare degli Italiani. È necessario un manifesto politico-programmatico che dia un messaggio chiaro agli Italiani su come si deve declinare un sovranismo maturo e responsabile. Ed è altrettanto indispensabile chiarire se si vuole costruire un nuovo grande partito inclusivo di esperienze diverse, oppure se si preferisce il modello di una federazione di partiti e movimenti. In entrambi casi è fondamentale garantire in modo trasparente la partecipazione popolare e la selezione meritocratica della classe dirigente.
Noi siamo pronti a fare la nostra parte e a dare lealmente il nostro contributo, dopo aver inserito – sia pure in modo insufficiente e problematico – nostri candidati nelle liste della Lega alle elezioni politiche e ad alcune elezioni regionali e comunali.
Parallelamente il Movimento Nazionale per la Sovranità rivolge un altro appello all’area della Destra diffusa: non è questo il momento di continuare ad alimentare divisioni e risentimenti, bisogna invece aprire un vasto dibattito che coinvolga tutte le forze disponibili a ritrovarsi nel Polo Sovranista, a prescindere dalla loro attuale collocazione. Questo appello non può non essere rivolto anche a Fratelli d’Italia, che ha deciso di qualificarsi come forza sovranista: ci auguriamo sinceramente che questa sia la base per superare ogni sterile competizione con Matteo Salvini e ogni forma di pregiudizio e discriminazione rispetto ad altre forze che – come il nostro Movimento – attraverso percorsi diversi sono giunte da molto tempo su posizioni sovraniste.
Questo non solo per la nostalgia dei tempi in cui una destra unita raccoglieva il 15% dei consensi elettorali, ma perché la riaggregazione della nostra area di provenienza può da un lato aiutare la maturazione politica e culturale del Polo Sovranista e dall’altro lato facilitare l’arrivo verso questo Polo delle forze migliori del vecchio centrodestra.
Non è il momento di andare in ordine sparso, facendo a gara per saltare sul “carro del vincitore” o per costruire aggregazioni eterogenee per cercare di affrontare le prossime prove elettorali. In una situazione così dispersa e confusa si genera inevitabilmente una contro-selezione che porta ad emergere gli elementi peggiori, i soliti opportunisti senza identità e senza valori. Tutto questo non è accettabile per la dignità della destra, né è utile per far crescere la leadership di Salvini, né tantomeno per rendere vincente il Polo Sovranista.
Condizione, però, per essere credibili in questo dialogo a tutto tondo come in ogni possibile aggregazione, è quella di moltiplicare e strutturare il nostro impegno movimentista. Nel nostro primo anno e mezzo di vita abbiamo fatto tantissimo, con grande spirito di sacrificio da parte dei nostri militanti. Oggi bisogna fare ancora di più: innanzitutto per avere l’orgoglio di essere in prima linea nello scontro politico in atto e in secondo luogo per qualificare – qualificando contemporaneamente noi stessi – i contenuti e le forme di questo conflitto.
La Lega ha bisogno di una forza autonoma che sia attiva sul territorio e nei media, per rendere sempre più vero il Cambiamento che la gente si aspetta. Il Movimentismo è la nostra arma, che dobbiamo mettere in campo per sostenere il conflitto contro l’establishment e per superare le contraddizioni dell’alleanza con i 5 stelle.
Per questo noi non escludiamo affatto la presentazione di nostre liste o la nostra partecipazione a liste civiche di aggregazione in tutte le elezioni – comunali, regionali ed europee – che ci saranno nei prossimi mesi. Noi siamo pronti a seguire la strada più utile e coraggiosa per raggiungere l’obiettivo di costruire un Polo sovranista che sia forte, unito ed inclusivo attorno alla leadership di Matteo Salvini.
Per questo lanciamo le seguenti iniziative:
1. Preparare un libro collettaneo che si presenti come un “Manifesto del Sovranismo”. Quadri dirigenti, intellettuali e giovani devono lavorare insieme, riprendendo l’antica tradizione dei libri comunitari che hanno segnato le svolte politiche della nostra area. Oggi tutti discettano di Sovranismo, soprattutto coloro che vogliono dare una lettura negativa o caricaturale di questo orientamento, ma pochissimi sanno di cosa parlano. Dobbiamo offrire un’indicazione semplice e diretta di cosa significa il Sovranismo, riempiendo di contenuti concreti questo termine.
2. Indire, insieme ad altri soggetti politici della nostra area, un grande Assemblea della Destra diffusa che vuole ritrovarsi nel sovranismo, aperta a tutti e in grado di creare un ponte tra la grande tradizione della Destra nazionale, sociale e popolare e il progetto del Polo Sovranista.
3. Lanciare una campagna politica e una petizione nazionale per chiedere al Governo Conte di esercitare il diritto di veto contro il Bilancio pluriennale dell’Unione Europea, che dovrebbe essere approvato entro al fine dell’anno. Il veto italiano si giustifica sia perché questo bilancio è portatore di pesanti tagli per la nostra agricoltura e per i fondi strutturali per le regioni del Sud, sia perché non è pensabile dare corso a questo bilancio se prima non viene chiarita fino in fondo la posizione europea sul tema dell’immigrazione e su quello delle flessibilità di bilancio per rilanciare il lavoro e lo sviluppo. La posizione negoziale italiana, al di là di qualche impennata polemica, non sembra ancora veramente modificata rispetto ai governi precedenti e noi sappiamo che non c’è nulla di peggio che presentarsi a Bruxelles con posizioni troppo mediate e sottomesse.
4. Aderire alla raccolta di firme per l’elezione diretta del Presidente della Repubblica promossa dal prof. Guzzetta, a cui partecipano tutte le forze del centrodestra. Questa antica battaglia della destra italiana può diventare la base per la riforma della Costituzione in chiave sovranista, risolvendo definitivamente il problema del ruolo del Capo dello Stato che deve diventare il garante e non il freno (come è avvenuto negli ultimi anni) della sovranità popolare.
5. Organizzare una campagna sull’emergenza demografica che colpisce l’Italia. Non si esce dalla crisi e dal declino se le nostre famiglie non tornano a fare figli, rifiutando la falsa retorica dell’”immigrazione necessaria” per sostenere lo sviluppo e la spesa previdenziale. È un messaggio che noi mandiamo anche al mondo cattolico che deve superare diffidenze e perplessità nei confronti del Sovranismo, perché senza questo mondo non solo non si vincono le battaglie politiche ma non si rigenera l’identità profonda della nostra comunità nazionale.
6. Unire la lotta contro l’immigrazione clandestina ad una azione di denuncia contro la vera e propria invasione illegale che segna la presenza delle comunità cinesi in Italia. È un’invasione più silenziosa e discreta di quella dei migranti che sbarcano sulle nostre coste, ma ugualmente pericolosa per la nostra sovranità economica e sostenibilità sociale. In tutta Italia ci sono interi quartieri e immense aree produttive e commerciali che sono state invase in forme illegali dalle comunità cinesi. Noi non combattiamo contro le persone e le comunità – questo vale per ogni etnia che arriva in Italia – ma contro l’illegalità di chi evade sistematicamente le tasse, di chi viola ogni forma di tutela per i lavoratori, di chi fa concorrenza sleale ai nostri imprenditori e ai nostri commercianti, appropiandosi dei marchi e degli impianti industriali del Made in Italy.
7. Rilanciare i temi del lavoro, dei diritti sociali degli italiani e dell’unità tra il Nord e il Sud dell’Italia, per dare una risposta all’impoverimento del nostro popolo e per ribadire il diretto legame tra la tradizione della destra sociale e popolare e le rivendicazioni del sovranismo.
8. Riproporre il problema della Giustizia e del rapporto tra politica e magistratura, uscendo dagli stereotipi del giustizialismo e del garantismo ad ogni costo. Oggi le riforme sulla giustizia sostenute dal Movimento 5 Stelle rischiano di avvitare ancora di più questi problemi, mentre vicende come l’attacco giudiziario contro l’azione del Ministro Salvini nel contrasto dell’immigrazione clandestina dimostrano che i confini tra i diversi poteri dello Stato rimangono ancora labili.
9. Lanciare in ogni regione una grande iniziativa politica che sia la premessa per nuove aggregazioni civiche e politiche all’interno del Polo sovranista. In questo modo potremo contribuire alla vittoria del nostro schieramento nei prossimi appuntamenti elettorali regionali che saranno inevitabilmente il laboratorio della trasformazione futura del centrodestra.

Pubblicato il 18 settembre 2018 da Gianni Alemanno.
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C’è da essere preoccupati. O da essere felici, non lo so. Ma da qualche tempo assistiamo ad una vera e propria escalation nello scontro politico. Da una parte c’è l’establishment, i vecchi e nuovi poteri della globalizzazione e i partiti tradizionali dello scenario italiano ed europeo, accomunati dalla retorica del politicamente corretto e dalla tutela degli interessi delle multinazionali. Dall’altro lato i sovranisti, tutti coloro che, per un motivo o per l’altro, osano anteporre i valori della sovranità nazionale e popolare alle logiche della globalizzazione. Lo scontro è esploso da quando 5s e leghisti hanno creato il “Governo del cambiamento”, rimettendo in discussione, non dagli scranni dell’opposizione ma dalle poltrone ministeriali, tutti gli equilibri consolidati.

La cosa più sorprendente è che a provocare i salti di livello di questa escalation non sono tanto gli “estremisti” sovranisti quanto i “moderati” del fronte opposto. In fondo Salvini e Di Maio hanno fatto molti (e certe volte discutibili) passi indietro. Sull’Unione Europea sono passati dalla critica all’euro all’accettazione dei parametri di Maastricht e perfino degli ulteriori vincoli imposti dal Fiscal Compact. Anche sull’immigrazione i “populisti” sono passati dal blocco navale al largo delle coste libiche alla ben più mite richiesta di ripartire i migranti che sbarcano tra gli Stati europei. Ma niente. Dal Presidente Mattarella al Governatore Draghi, dai ministri degli interni europei ai membri della Commissione di Bruxelles, da Macron alla Merkel, è tutto un fioccare di provocazioni e chiusure, di minacce e di insulti.

Il punto di rottura è stato forse il voto del Parlamento europeo contro Victor Orban. Sembrava che Angela Merkel, con la scelta del Cristiano-sociale Manfred Weber come candidato per la presidenza della Commissione europea, volesse gettare un ponte di dialogo con i sovranisti europei. E invece, alla fine, ha prevalso il massimalismo ideologico e il Parlamento di Strasburgo ha “condannato” il premier ungherese, pur sapendo che, appena tra qualche mese, dopo le prossime elezioni europee i numeri non saranno più gli stessi.
Gli esponenti politici popolari e socialisti, gli intellettuali della cultura dominante, gli ideologi del neo-liberismo hanno perso il contatto con la realtà, sembrano non rendersi conto che i temi sollevati dal sovranismo non sono degli espedienti populistici per rimediare voti ma dei grandi e drammatici problemi posti dalla globalizzazione. A nulla sono serviti i moniti lanciati in questi giorni da Massimo Cacciari e da Ernesto Galli della Loggia. Nella storia, quando il potere costituito si contrappone in modo così ottuso al cambiamento in atto, i conflitti esplodono in modo imprevedibile e spesso drammatico.

È pronto il Polo Sovranista ad affrontare questa sfida, senza far pagare al popolo italiano il prezzo di difficili avventure? In realtà c’è molto lavoro da fare per costruire un’alternativa matura e responsabile, con cultura di governo, radicamento nella società civile e non solo movimentismo sulle piazze virtuali. Bisogna fare chiarezza sul legame fondamentale tra le antiche istanze della destra sociale e la rivendicazione di una vera sovranità nazionale e popolare, senza improvvisi cedimenti all’ideologia neo-liberista dominante. Il pericolo maggiore rimane quello di rassegnarsi a fare compromessi al ribasso, confondendo il senso di responsabilità con un moderatismo fine a se stesso. In fondo tutta l’escalation creata dai poteri forti serve proprio a spaventare e confondere, mentre i media di regime già dicono che i “populisti” non riusciranno a combinare nulla. Invece essere realisti significa comprendere che l’alternativa è praticabile solo se è coraggiosa e coerente. Insomma bisogna dimostrare nei fatti che l’Italia può smettere di essere una colonia e che le speranze degli italiani dipendono tutte da questa opportunità.

Pubblicato il 11 settembre 2018 da Gianni Alemanno.
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Flash mob del Movimento Nazionale per la Sovranità e Gioventù Identitaria questa mattina a Milano con Gianni Alemanno, Giovanni De Nicola e Tommaso Tusa.

Il biglietto del trasporto pubblico con i Sindaci di centro sinistra negli ultimi anni è passato da 1 a 2 euro con un aumento del 100% senza che a ciò sia conseguito un deciso miglioramento del servizio.
Sala con una pennellata di Arcobaleno cerca di nascondere l’aumento del biglietto. I cittadini avranno la fermata di P.ta Venezia dipinta con i colori dell’arcobaleno, infatti l’azienda municipale dei trasporti ha accolto la richiesta del sindaco di Milano, di mantenere i pannelli colorati della campagna pubblicitaria ‘Rainbow is the new black’. Porta Venezia è la seconda fermata metropolitana al mondo ad essere dipinta con i colori arcobaleno: la prima è stata a Montreal in Canada, peccato che Milano non sia la seconda città al mondo per qualità del trasporto pubblico

Inoltre, da gennaio saranno attive le telecamere che delimiteranno lo stop alle auto ( Euro 0 benzina diesel Euro 0, 1, 2 e 3) dal lunedì al venerdì, dalle 7.30 alle 19.30 in un area grande quanto quasi l’intera città. Una pennellata di blu in barba ai centomila milanesi che non potranno praticamente utilizzare l’auto durante il giorno e dovranno subire l’aumento del trasporto pubblico. Una decisione contraddittoria : da un lato la giunta istituisce nuovi blocchi, nuove delimitazioni alla circolazione privata mentre dall’altro rincara il trasporto pubblico locale.Servono per gli investimenti cerca di giustificarsi Sala, peccato che Atm ha un utile dopo le tasse di quasi 40 milioni di euro.
La sinistra da salotto ancora una volta dimostra di dimenticarsi delle esigenze reali dei cittadini prendendo scelte sbagliate nei tempi sbagliati.

Notizie recenti
Pubblicato il 07 settembre 2018 da Gianni Alemanno.

Mai come quest’anno tutta Roma è invasa dalle zanzare, è una constatazione che ogni cittadino o turista sta facendo in questi giorni. Non è casuale, né è un problema che può essere scaricato sulle gestioni comunali del passato. Per il semplice fatto che quest’anno, forse per la prima volta nella storia recente, il Comune di Roma non è riuscito a far partire la disinfestazione contro le larve nelle aree pubbliche. Il consueto affidamento del servizio ad AMA non è stato fatto e non perché mancassero le risorse (bastano alcune centinaia di migliaia di euro) ma semplicemente per disattenzione e incapacità amministrativa. A Roma ci sono 11 cimiteri che, insieme alla rete idrica e alle zone verdi non sfalciate, sono delle micidiali aree di incubazione delle larve che diventate zanzare si spargono per tutta la città. Questo rende inutile la disinfestazione delle aree private in cui il servizio è affidato ai singoli proprietari e condomini. E non bisogna pensare che sia finita per il cambio stagione: i recenti temporali insieme ad un autunno in cui le temperature torneranno ad innalzarsi ci fanno temere perfino un peggioramento della situazione. Per questo motivo chiediamo all’Amministrazione capitolina di correre immediatamente ai ripari, dando immediatamente l’affidamento ad AMA per procedere con una disinfestazione massiccia e sistematica adesso e poi successivamente prima della prossima estate. L’emergenza non va sottovalutata perché può creare disagi gravi a tutta la cittadinanza, anche per la possibilità di un ritorno massiccio delle temibili zanzare tigre.

Pubblicato il 07 settembre 2018 da Gianni Alemanno.

La sentenza della Cassazione sui fondi della Lega appare a tutti come una decisione ingiusta, perché punisce tutta una comunità politica e milioni di elettori per i comportamenti personali di singoli dirigenti. Anzi la Lega è chiaramente parte lesa di questi indebiti appropriamenti, perché si sono utilizzati fondi pubblici per finalità personali invece che per far crescere il consenso di questo partito. Ma questa sentenza nasce da un vuoto legislativo che rende ambigui il rapporto tra i partiti politici e chi li rapparesenta. È frutto del mancato riconoscimento giuridico dei partiti previsto dalla nostra Costituzione che non è mai stato tradotto in legge dal Parlamanto. Oggi manca una legislazione organica che garantisca da un lato il funzionamento democratico delle formazioni politiche, dall’altro lato il loro funzionamento economico in modo trasparente con precise attribuzioni di responsabilità. Questo ha contribuito allo svuotamento dei partiti politici e mina dall’interno la democrazia italiana e quindi ci auguriamo che un attacco così pesante ad uno dei maggiori partiti politici imponga di dare subito una svolta a questa situazione.

Pubblicato il 25 agosto 2018 da Gianni Alemanno.

Apprendiamo con preoccupazione e sorpresa la notizia dell’avviso di garanzia a Salvini, a cui espriamiamo piena solidarietà a nome di tutto il nostro Movimento. Apprezziamo la serenità con cui il Ministro ha accolto la notizia dell’indagine, ma esprimiamo tutta la nostra indignazione per una Magistratura che pretende di sostituirsi alla politica. Salvini ha fatto esattamente quello che aveva promesso in campagna elettorale e per il quale è stato votato da milioni di italiani. Difendere il nostro paese non può essere un reato e la magistratura deve aver rispetto per la politica e per la democrazia. Questi atti giudiziari non fermeranno il cambiamento in atto nel nostro Paese.