Pubblicato il 16 aprile 2014 da duepuntozero.alemanno.

Convegno della Fondazione Nuova Italia

NO EURO: DALLA PAURA ALLA SPERANZA

1. LA PROPOSTA DI FRATELLI D’ITALIA – ALLEANZA NAZIONALE: UNA RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO PER LA DISSOLUZIONE CONCORDATA DELL’EUROZONA
Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale si impegna a farsi promotore nel prossimo Parlamento europeo di una Risoluzione comune a tutti i gruppi “eurocritici”, per imporre alla Commissione europea di attuare un programma per la dissoluzione concordata e controllata dell’Eurozona. In questo modo l’Italia potrà uscire dall’Euro senza mettere in crisi la propria appartenenza all’Unione europea e senza compromettere le proprie relazioni con gli altri Stati membri. Questa proposta è in linea con il “Manifesto di solidarietà europea” presentato a Parigi il 15 Giugno 2013 da numerosi economisti europei.
L’Euro è l’unica moneta nella Storia emessa in assenza di uno Stato di riferimento e applicata ad aree economiche non omogenee tra loro: per questo risulta una valuta troppo forte e un fattore di recessione per gli Stati “periferici” o “meridionali” come l’Italia.
La sua circolazione ha finora premiato solo la Germania, che ha goduto di un vantaggio competitivo, provocando recessione e disoccupazione negli Stati con economie più deboli.
Nonostante tutte le sollecitazioni e nonostante il crollo dei principali mercati di sbocco stia mettendo in crisi la stessa Germania, non esiste da parte del Cancelliere tedesco Merkel e dei suoi alleati nessuna disponibilità a rinegoziare i Trattati economici e ad adottare contromisure efficaci per uscire da questa situazione.
Il motivo è molto semplice: per rendere efficaci queste contromisure i governanti ed i cittadini tedeschi dovrebbero accettare un pesante trasferimento delle proprie risorse a favore degli Stati più deboli. L’economista francese Jacques Sapir ha calcolato che per tenere insieme i paesi dell’Eurozona occorrerebbero, in aggiunta ai trasferimenti già previsti dal bilancio della Commissione, almeno altri 257 miliardi di euro all’anno, sostanzialmente a carico della Germania (circa il 10% del Pil tedesco).
In altri termini la moneta unica è uno strumento che non può non produrre recessione a danno dei paesi più deboli o, in alternativa, perdita di competitività a danno dei paesi più forti.
Questa constatazione ha contribuito a creare in Europa una grande corrente – composta non solo da movimenti antagonisti ma da economisti ed esponenti politici moderati – favorevole ad una dissoluzione concordata dell’Eurozona. Le ipotesi sostitutive possono essere molteplici: si va dalla fuoriuscita dall’euro di blocchi di Stati (il blocco dei paesi più deboli o il blocco dei paesi più forti), al ritorno alle monete nazionali all’interno di un sistema monetario a cambio variabile, fino alla nascita di due aree monetarie, una dei paesi del Nord e l’altra dei paesi del Sud. La scelta fra queste diverse ipotesi non potrà non essere il risultato di un negoziato tra i diversi Stati membri e quindi non potrà essere indicata univocamente nella Risoluzione parlamentare di cui parlavamo all’inizio.
Tutto questo fino ad ora è stato demonizzato dai più importanti organi d’informazione e respinto aprioristicamente dai due principali blocchi politici europei, quello social-democratico e quello popolare.
Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale per questo motivo ha deciso di non aderire nella prossima legislatura europea al Partito Popolare Europeo, volgendo la propria attenzione alla vasta galassia di partiti e gruppi parlamentari “eurocritici”, che nel prossimo Parlamento di Bruxelles potrebbero rappresentare un fronte maggioritario in grado di imporre questa svolta necessaria.
Noi crediamo nell’Europa, ma proprio per salvare il percorso dell’integrazione europea riteniamo necessario rinunciare alla moneta unica. Cancellare l’Eurozona è la condizione preliminare per portare l’Europa fuori dalla recessione e l’Italia fuori dalla crisi.
Noi crediamo che l’Italia debba attuare radicali riforme per tornare ad essere competitiva, tagliando le tasse e riducendo tutti gli sprechi e le inefficienze, ma questo sforzo sarebbe inutile o addirittura nocivo se non viene accompagnato da un recupero della sovranità nazionale in campo economico e monetario.
L’uscita dall’Euro e dalla gabbia dei suoi vincoli consentirebbe all’Italia di recuperare considerevoli risorse per sostenere investimenti, crescita e occupazione.

2. REVISIONE DEI TRATTATI: SOSPENSIONE DELLA PARTECIPAZIONE DELL’ITALIA AL FISCAL COMPACT E AL FONDO SALVA-STATI (ESM), LIMITAZIONE DEGLI EFFETTI DEL PATTO DI STABILITA’ E CRESCITA
Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale ritiene che l’Italia debba sospendere unilateralmente la propria partecipazione al Trattato di bilancio europeo, noto come Fiscal Compact, che in nome delle politiche di rigore promosse dalla Germania, dal 2015 ci obbligherà a manovre “lacrime e sangue” di circa 50 miliardi all’anno per almeno 20 anni, mettendo in ginocchio la nostra economia e impoverendo ulteriormente le famiglie.
Un’altra motivazione per puntare alla dissoluzione dell’Eurozona è quella di liberare l’Italia dall’obbligo di contribuire al Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), meglio conosciuto come Fondo Salva-Stati. L’Italia ha sottoscritto quote per il 18% del capitale del MES (che a regime avrà un capitale di 700 miliardi di Euro) impegnandosi per oltre 55 miliardi di Euro, aumentando significativamente il proprio debito pubblico. Eppure il nostro Paese non potrebbe utilizzare questo strumento, perché un Fondo di tali dimensioni sarebbe a malapena sufficiente per salvare Paesi come la Grecia e forse il Portogallo, ma non l’Italia il cui debito supera abbondantemente i 2000 miliardi di Euro.
Infine Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale chiede una drastica riduzione degli effetti sull’Italia del Patto europeo di Stabilità e Crescita, che perfino Romano Prodi ha definito un “patto stupido”.
Infatti, con l’obiettivo di limitare l’indebitamento degli Stati, questo Patto impone ai Paesi membri un tetto alle spese per investimenti, a prescindere dalla virtuosità e dalla necessità di questi investimenti.
Il risultato è che oggi in Italia gli Enti locali, per effetto del “Patto di stabilità interno” (ovvero la ripartizione dei vincoli del Patto europeo tra lo Stato e gli Enti locali), hanno nelle loro casse 17,5 miliardi che non possono utilizzare. Questo divieto, pena pesanti sanzioni, sussiste anche per investimenti necessari, come quelli per combattere il dissesto idrogeologico, per prevenire i disastri causati dagli eventi sismici, per restaurare i beni culturali e per garantire la sicurezza degli edifici pubblici come le scuole. Per questo motivo è necessario che l’Italia ottenga dalla Commissione europea l’esclusione dal Patto di stabilità di tutti gli investimenti produttivi, capaci di rilanciare la crescita e l’occupazione.

3. IL MEZZOGIORNO D’ITALIA COME ANELLO DEBOLE DELL’EUROZONA
Nell’ambito della crisi economica indotta in Italia dalla moneta unica, il Mezzogiorno appare come l’area geografica che paga il prezzo più alto di questa crisi.
Gli studiosi del periodo storico dell’unificazione del Regno d’Italia convergono nel descrivere il Mezzogiorno come “colonia interna” dello Stato italiano, ovvero come un’area geografica che, pur essendo interna all’unità statuale, subisce equilibri economici e regole giuridico-istituzionali disegnate sugli interessi di altre aree geopolitiche e attraverso questo subisce un processo di spoliazione di risorse finanziarie, economiche e sociali.
Per rendersi conto di questa situazione è sufficiente controllare i flussi economici degli investimenti e dei risparmi che vengono fatti nelle regioni meridionali. Ogni 100 euro che vengono investiti nel Sud Italia, 50 ritornano al Nord e altri 10 vanno all’estero, mentre buona parte dei risparmi raccolti al Sud dal sistema bancario vengono impiegati negli investimenti al Nord Italia.
Ancora più grave è il fatto che fino a quando sono esistite politiche economiche per affrontare la questione meridionale, queste sono state indirizzate a esportare il modello di sviluppo industrialista del Nord, offrendo aiuti di Stato alle imprese settentrionali che scendevano al Sud.
Oggi sul Mezzogiorno è sceso il silenzio e sono ormai tre i governi che si succedono (Monti, Letta e Renzi) che non prevedono nessuna politica specifica sulla questione meridionale.
Su questa impotenza gravano in maniera determinante gli effetti economici della moneta unica. I vincoli del Patto di stabilità impediscono allo Stato e ancor più agli Enti locali di lanciare significativi piani di investimento pubblico in tutto il territorio nazionale, ma questo ha un impatto superiore nell’area del paese che ha minore disponibilità di capitali privati.
L’unica fonte di riequilibrio economico sugli investimenti, i Fondi strutturali europei, viene utilizzata per meno della metà delle risorse disponibili e spesso trova applicazioni in settori lontani dalle vocazioni specifiche del Mezzogiorno.
In questo quadro i circa 50 miliardi di euro che ogni anno si trasferiscono dal Nord al Sud d’Italia (Lazio incluso), non solo hanno una natura assistenzialista che non genera sviluppo economico, ma tendono ad essere ridotti progressivamente per effetto delle politiche di rigore con cui si cerca di mantenere unita l’Eurozona.
Quando nel 2015 entrerà in vigore il Fiscal Compact e l’Italia dovrà tagliare ogni anno per vent’anni circa 50 miliardi di euro, gli effetti del rigore si vedranno in maniera ancora più drammatica nelle aree meridionali.
Il Sud sarà definitivamente abbandonato alla deriva e rischierà di diventare stabilmente l’area più depressa dell’Eurozona. C’è una sorta di “effetto matrioska”: il Mezzogiorno è “colonia interna” dell’Italia, l’Italia a sua volta sta diventando “colonia interna” dell’Unione europea.
Ancora più improbabile appare la possibilità di perseguire la via degli investimenti privati per lo sviluppo. Le regioni meridionali si presentano come le più inospitali per la nascita di nuove imprese, constatata l’alta densità di criminalità organizzata presente nel territorio, la più accentuata inefficienza delle burocrazie locali, la minore propensione delle banche a concedere credito alle imprese.
In più il gap competitivo imposto da una moneta troppo forte come l’Euro impedisce alle imprese meridionali di giocare la carta delle esportazioni verso l’estero e in particolare verso il Mediterraneo.
Anche il Turismo, vera competenza distintiva dell’economia meridionale, risente degli effetti negativi di una valuta forte come l’Euro, che rende molto più costosi viaggi e vacanze in Italia rispetto agli altri Paesi concorrenti.

4. GLI EFFETTI MACROECONOMICI NEGATIVI DELL’EURO SULLA CAMPANIA E SUL MEZZOGIORNO
Come le altre economie del Sud, anche quella della Campania è caratterizzata da una posizione di deficit strutturale verso il resto del paese: la regione importa più di quanto esporti.

Pil

I dati mostrano però che nel 1992 l’uscita dal sistema monetario europeo permise alla Campania di ridurre in modo permanente questo deficit. Il recupero della flessibilità del cambio, di una valuta meno forte a livello nazionale, ha ridotto la dipendenza della regione.
La posizione della Campania in Italia comunque resta analoga a quella dell’Italia in Europa: competitività relativamente ridotta, necessità di rifinanziare un deficit estero strutturale.
Ci sono quindi due problemi: come recuperare competitività, e come finanziare lo squilibrio.
All’interno di una nazione, i trasferimenti necessari fra regioni avvengono attraverso il funzionamento dei sistemi di sicurezza sociale e in genere tramite il bilancio dello Stato. Ma quando il Nord entra a sua volta in sofferenza, come è successo in Lombardia dopo la fissazione del cambio nel 1997, i margini per la solidarietà nazionale si riducono e aumentano le tensioni separatiste.

Esportazioni Lombardia

D’altra parte, il sistema dell’euro, imponendo la cosiddetta “svalutazione interna” (ovvero il taglio dei salari, tramite aumento della disoccupazione, per aumentare la competitività), porta a riflettere sul concetto di gabbie salariali.
Indipendentemente dal loro valore e dalla loro utilità, va detto che la loro abolizione è stata una battaglia combattuta, in Italia, dalla sinistra. Il problema è che quella stessa sinistra ci ha consegnato all’euro che ha trasformato l’intera Italia in una gabbia salariale, nella quale tutti i cittadini, sia quelli delle regioni competitive, che quelli delle regioni meno competitive, devono comunque tagliarsi i salari per competere con il resto dell’Europa.
Ovviamente per i cittadini delle regioni meno competitive questo è un dramma ed è anche l’avverarsi della facile previsione di economisti keynesiani come Thirlwall i quali fin dall’inizio degli anni ’90 avevano detto che l’euro anziché rendere più omogenee le nazioni europee avrebbe reso meno omogenee le regioni europee, aumentando le tensioni interne ai singoli Stati e il loro dualismo economico. Previsione in Italia perfettamente realizzata.

Occupazione Campania

5. ALCUNE PROPOSTE OPERATIVE
In sintesi è molto difficile immaginare una politica meridionalista credibile se questa non viene legata ad almeno cinque pre-condizioni:

1. Dissoluzione dell’Eurozona per liberare l’economia italiana e in particolare quella meridionale dagli effetti negativi prodotti dalla moneta unica.

2. Denuncia dei Trattati economici europei per fare in modo che le risorse liberate da riforme e da politiche di spending review possano essere utilizzate per ridurre le tasse e per lanciare grandi politiche di investimento pubblico.

3. Creazione di un Centro nazionale di programmazione per il pieno utilizzo dei Fondi europei ed inserimento tra gli assi di finanziamento degli interventi per fronteggiare il dissesto idrogeologico, per restaurare e valorizzare i beni culturali, per combattere l’erosione della costa e per sostenere le Piccole e Medie Imprese.

4. Realizzare un protezionismo intelligente per difendere le produzioni del Mezzogiorno dalla concorrenza sleale che viene da altri Paesi che affacciano sul Mediterraneo. Questo vale in particolare per le produzioni agroalimentari che, soprattutto in mancanza di un’efficace normativa internazionale per l’etichettatura dell’origine dei prodotti, devono essere difese con dazi e tariffe. In questo quadro va ulteriormente sospeso il programma per la creazione dell’area di libero scambio euro-mediterranea, almeno fino a quando non saranno create nel Mediterraneo efficaci politiche di cooperazione allo sviluppo e di partenariato.

5. Creazione di una fiscalità di vantaggio per tutto il Mezzogiorno: le imprese e le famiglie che operano al Sud devono pagare meno tasse, perché hanno meno servizi e meno opportunità di quelle offerte dalle altre Regioni italiane. Fino ad oggi questa opzione è stata impedita dalla Commissione europea, che ritiene distorsivo per la concorrenza la creazione di regimi fiscali differenziati all’interno di Stati membri. In realtà il Mezzogiorno ha dimensioni geografiche superiori a quelle di molte altre Nazioni aderenti all’Ue e per questo non può essere trattato con il metro delle politiche regionali. Inoltre, dato che non sono stati utilizzati 11,5 miliardi (il 53,3%) dei Fondi strutturali disponibili fino al 2013, si potrebbe negoziare l’utilizzo di queste risorse non attraverso una pioggia di progetti frettolosamente improvvisati, ma proprio per finanziare la fiscalità di vantaggio e pochi grandi progetti centrati sul Turismo e i Beni culturali.

Pubblicato il 10 aprile 2014 da duepuntozero.alemanno.

Dal Salone degli specchi dell’Università telematica Pegaso (Palazzo Zapata – Piazza Trieste e Trento 48 – Napoli), il video del dibattito aperto

NO EURO: DALLA PAURA ALLA SPERANZA

Introducono:

On. Marcello Taglialatela

On. Luciano Schifone

Partecipano:

On. Gianni Alemanno, Presidente della Fondazione Nuova Italia

Prof. Alberto Bagnai, autore del libro “Il tramonto dell’euro. Come e perché la fine della moneta unica salverebbe democrazia e benessere in Europa”

Dott. Mario Giordano, autore del libro “Non vale una lira. Euro, sprechi, follie: così l’Europa ci affama”

Modera:
Prof. Elio Pariota, Direttore generale dell’Università telematica Pegaso

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Pubblicato il 09 aprile 2014 da duepuntozero.alemanno.

Presentazione del mio libro “Il Partito della Nazione” a Palazzo Ferrajoli con Alessandro Giuli, Angelo Mellone, Gennaro Sangiuliano e Marcello Veneziani.

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Pubblicato il 03 aprile 2014 da duepuntozero.alemanno.

Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale vuole fare nel prossimo Parlamento europeo una grande battaglia per una fuoriuscita concordata di tutti Paesi dall’Euro. Per questo, è stato importante l’incontro di oggi con Marine Le Pen, leader di Front National, il movimento che con più coraggio degli altri ha posto il problema della sovranità nazionale.
Alemanno
Nel prossimo Parlamento europeo tutti i movimenti e tutti i gruppi che si ritrovano in questa battaglia potranno lanciare una risoluzione comune per costringere i rispettivi governi a rifiutare la moneta unica e a rinegoziare tutti i Trattati che creano povertà e recessione in Europa. Una risoluzione comune che superi le divisioni e i diversi orientamenti che ci sono nei rispettivi movimenti, perché la sovranità nazionale e monetaria oggi è una battaglia trasversale che impegna tutti coloro che credono nei diritti dei popoli.

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Pubblicato il 29 marzo 2014 da duepuntozero.alemanno.

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