Pubblicato il 26 luglio 2016 da Redazione.

Ieri, commentando il disegno di legge sulla legalizzazione della Cannabis approdato alla Camera, avevo twittato: “L’Europa è sotto l’attacco del terrorismo e cosa fa il Parlamento italiano? Discute di #cannabislegale Loro sparano noi ci facciamo le canne”. A stretto giro la risposta, sempre su twitter, dello scrittore Roberto Saviano: “Qualcuno avverta Alemanno che loro sparano anche grazie ai proventi del traffico di droga. #legalizecannabis“. Oggi ho replicato così: “@robertosaviano parlavo dei terroristi che non sparano di certo per la #cannabis. Ma è una resa legalizzare nella speranza di vincere #mafia“, il primo tweet. E ancora: “Con questo ragionamento dovremmo legalizzare cocaina ed eroina, con cui la #mafia guadagna molto di più?”. Infine ho condiviso un video di Paolo Borsellino, per far sapere a Saviano che il magistrato diceva: “E’ da dilettanti pensare che liberalizzando la droga sparirebbe il traffico clandestino”.

Pubblicato il 22 luglio 2016 da Redazione.

Risponderò con una documentata relazione all’atto di citazione che la Corte dei Conti mi ha inviato per la Metro C. La mia azione infatti è stata tutta rivolta a difendere gli interessi di Roma Capitale. L’accordo transattivo, preparato dagli uffici di Metropolitane di Roma, e da me avallato, ha permesso di passare da 1,4 miliardi di riserve a 253 milioni di euro. Se le riserve avanzate dal Consorzio Metro C erano ingiustificate, questo può derivare soltanto dal modo in cui è stato scritto e assegnato il bando di gara per la costruzione dell’opera durante l’amministrazione Veltroni. Stupisce allora che tra i 32 dirigenti e politici citati non ci sia l’ex sindaco Veltroni, mentre vengono coinvolti il presidente di Metropolitane di Roma Chicco testa, il Segretario Generale Gagliani Caputo e il Ragioniere Generale Lopomo, tutti in carica al tempo di quella amministrazione che, appunto, ha assegnato l’appalto. Nella lunga e complessa vicenda della Metro C la nostra amministrazione si è distinta unicamente per il tentativo di rimediare alle scelte di chi ci ha preceduto. Mentre dopo di noi con l’amministrazione Marino la situazione è tornata ad aggravarsi per altri 90 milioni, con il cosiddetto ‘Atto attuativo’.

Pubblicato il 21 luglio 2016 da Redazione.

C’è una ragione in più per la quale i romani dovrebbero votare no al referendum costituzionale di ottobre. Nella riforma di Renzi, infatti,  Roma Capitale fa un passo indietro: il ddl Boschi prevede che sia il consiglio regionale del Lazio, quindi di fatto il governatore della Regione, a decidere quale sindaco della regione mandare nel nuovo Senato: e potrebbe benissimo essere anche quello del Comune più piccolo. In questo modo si mette in competizione il primo cittadino di Roma con quelli di tutti gli altri comuni del Lazio. Mentre si sarebbe dovuto prevedere l’ingresso di diritto a palazzo Madama dell’inquilino del Campidoglio, quale rappresentante della Capitale d’Italia. Peraltro, visti i precedenti di dualismo politico tra le due figure c’è il rischio che il presidente della Regione Lazio scelga di non inviare in Senato il Sindaco di Roma, perché non gli faccia ombra. Inoltre,va sottolineato che il governo Renzi ha respinto le proposte del centrodestra di trasformare Roma Capitale in una città-regione con potere legislativo, svincolandola dall’attuale potere regionale. Insomma si tratta di un altro passo indietro sul ruolo della Capitale che in tutti gli altri paesi europei, al contrario, viene giustamente valorizzato.

Pubblicato il 20 luglio 2016 da Redazione.

NO

 

Continua la mobilitazione del Comitato Sovranità Popolare di Azione Nazionale per il NO alla riforma Renzi. Oggi siamo in Via Gregorio VII Angolo Via Di San Silvestro. Nei prossimi giorni ci troverai nelle seguenti piazze e mercati di Roma:

  •  Giovedi 21 luglio – ore 10.00 – 12.00 – Via Andrea Doria Lato Mercato Trionfale – Municipio I
  •  Giovedi 21 luglio – ore 18.00 – 20.00 – Viale della Primavera 194 (Fronte Centro Comm.Le Primavera) – Municipio V
  •  Sabato 23 luglio – ore 10.00-13.00 – Largo Goldoni – Municipio I Lunedi 25 luglio – ore 18.00-20.00 – Via Roberto Malatesta (Area Pedonale Fronte Metro) –
    Municipio V
  •  Martedi 26 luglio – ore 17.00-19.00 – Via Tiburtina Angolo Via Dei Durantini – Municipio IV
Pubblicato il 15 luglio 2016 da duepuntozero.alemanno.
Bandiera Francese

Abbiamo rinviato la manifestazione indetta per domani a Napoli per lanciare la campagna al NO al referendum come atto doveroso di lutto e solidarietà per il popolo francese. Azione Nazionale e La Destra si riscontreranno a settembre per continuare il percorso di unità e di costruzione di un nuovo soggetto politico in grado di rappresentare all’interno del centrodestra tutta l’area nazionale e popolare del nostro paese. Questo percorso è ancora più indispensabile dopo la nuova drammatica strage di Nizza. È sempre più evidente a tutti che i popoli europei stanno subendo un attacco concentrico sul versante dei valori della civiltà e dello sviluppo economico-sociale. Solo i nostri governanti non si rendono conto della gravità della crisi che tutti i popoli europei stanno subendo per effetto della globalizzazione, per questo è ancora più indispensabile costruire anche in Italia una destra in grado di mobilitare una vasta opposizione popolare e contemporaneamente di offrire un’alternativa di governo credibile e realista.

Pubblicato il 15 luglio 2016 da duepuntozero.alemanno.
immagine francia italia

In segno di lutto e di profonda solidarietà con il popolo francese il direttivo nazionale di Azione Nazionale, d’intesa con La Destra di Francesco Storace, ha deciso di rinviare a settembre la manifestazione organizzata per domani a Napoli per lanciare la campagna per il NO al referendum sulla riforma della Costituzione varata dal governo Renzi.
Azione Nazionale esprime tutta la propria indignazione e la volontà di reagire di fronte a questo ennesimo attacco terroristico contro l’Europa. I popoli europei, superando le debolezze e le indecisioni dei propri governanti, devono dare una risposta durissima sul piano politico e militare ad ogni forma di terrorismo di fondamentalismo. Nel ringraziare i tanti militanti, amministratori e ospiti che avevano garantito la propria adesione e mobilitazione, il tragico evento ci ripropone e impone oltre al silenzio l’ennesima riflessione: il centrodestra forte e unito è una necessità politica che deve andare oltre i personalismi.

Pubblicato il 13 luglio 2016 da duepuntozero.alemanno.
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Giovedì 14 luglio alle ore 10, presso la sala stampa della Camera dei Deputati a Montecitorio, il movimento politico Azione Nazionale presenterà il Comitato per il “No alla riforma Renzi– Sovranità Popolare” che aderisce al comitato www.comitatoperilno.it del centrodestra, promosso da Renato Brunetta.
Interverranno alla conferenza stampa Angelo Scala, presidente del Comitato “No alla riforma Renzi – Sovranità Popolare”, Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, Fausto Orsomarso, portavoce di Azione Nazionale, Marco Cerreto, segretario del Comitato, Valentina Cardinali vice presidente del Comitato.
Saranno presenti Gianni Alemanno, Roberto Menia e Giuseppe Scopelliti, tra i soci fondatori di Azione Nazionale.

 

Pubblicato il 02 luglio 2016 da duepuntozero.alemanno.

Sabato 2 luglio alle ore 10.30 in Via Cristoforo Colombo, 87 (Seregno – Provincia di Monza e Brienza) si terrà l’inaugurazione della sede di Azione Nazionale.

Con l’occasione presenterò il mio ultimo libro, “Verità Capitale. Caste e segreti di Roma”.

Saranno presenti i dirigenti lombardi del movimento oltre al Sindaco e alla Giunta comunale di centrodestra.

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Notizie recenti
Pubblicato il 02 luglio 2016 da duepuntozero.alemanno.
Tutti sanno, tranne Renzi, Franceschini e Zingaretti, che il restauro del Colosseo da parte del gruppo Della Valle, venne sottoscritto grazie alla nostra Amministrazione e al governo Berlusconi nel 2011. Il risultato di quell’accordo portò al più grande intervento di restauro integrale del Colosseo a distanza di 73 anni. Stupisce che oggi il Presidente del Consiglio provi a far proprio quello che è stato il più importante esempio virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato nel restauro dei beni culturali. Un accordo, quello raggiunto con il gruppo Della Valle, che oggi la sinistra rivendica ed elogia ma che in quegli anni osteggiò in tutti i modi, a partire proprio dall’attuale ministro dei beni culturali, Dario Franceschini. Quei lavori oggi vedono terminare la prima fase ma se non ci fosse stata la burocrazia sospinta come sempre dalla sinistra dei “Veti” e dei “No” oggi il restauro del Colosseo sarebbe già completato.
Consiglio a Matteo Renzi di smetterla di raccontare menzogne agli italiani e raccogliere l’esempio del grande successo ottenuto dalla nostra amministrazione con il restauro del Colosseo per avviare una grande progetto di rivalorizzazione dei beni culturali italiani in sinergia con i tanti imprenditori che hanno a cuore la nostra cultura e sono pronti a fare la loro parte per il bene del Paese.
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Pubblicato il 24 giugno 2016 da Redazione.

Brexit

Brexit ha vinto! Nonostante tutte le minacce e le manipolazioni, il popolo britannico ha scelto la libertà, non contro l’Europa, ma contro il dominio della finanza e della tecnocrazia di Bruxelles e della Merkel. Oggi tutto cambia: la scelta del popolo britannico dimostra che dall’Unione Europea si può uscire e che tutto il terrorismo che è stato fatto in questi mesi dagli organi d’informazione è in gran parte il frutto del condizionamento di poteri finanziari ed economici interessati esclusivamente a difendere l’euro. l’Unione Europea così com’è configurata oggi non può essere più accettata. Se il governo italiano e le autorità di Bruxelles non ne prenderanno atto sarà inevitabile che l’Italia e molti altri paesi dell’Unione seguiranno l’esempio della Gran Bretagna. Compito di un centrodestra veramente radicato negli interessi del popolo italiano deve essere quello di non dare più alibi a nessuno di fronte a questa ineludibile scelta. Seguendo l’esempio di  David Cameroon per gli inglesi, non si può più impedire agli italiani una libera scelta con un referendum. Non contro l’Europa ma per salvare i popoli dalla gabbia tecnocratica di Bruxelles.

Pubblicato il 20 giugno 2016 da Redazione.

Il risultato del ballottaggio a Roma rappresenta una condanna epocale per trent’anni di governo di sinistra nella nostra città. Inutile scaricare sul malcapitato Giachetti le responsabilità della sconfitta: la realtà è che i romani hanno compreso che il principale colpevole della crisi della nostra Capitale è il Partito democratico. Il candidato della sinistra ha raccolto una percentuale nettamente inferiore rispetto a quella che mi ha portato alla sconfitta nel 2013, alla fine di 5 anni di bombardamento mediatico e di una demonizzazione senza precedenti. Tutti questi segnali dimostrano che l’elettorato ha saputo respingere al mittente tutti i tentativi di scaricare proprio sui 5 anni del nostro mandato i problemi di Roma. Il centrodestra non ha saputo far tesoro di questa diffusa consapevolezza popolare, facendosi male da solo con le faide interne e lo scaricabarile sulle responsabilità del passato. Se si fosse presentato unito, il nostro schieramento non solo sarebbe arrivato al ballottaggio ma avrebbe raccolto percentuali sicuramente molto più significative, forse giungendo ad insidiare la vittoria della Raggi, che dal canto suo ha raccolto soltanto il 32,85% dell’elettorato reale, al netto delle astensioni e delle schede annullate. Il centrodestra da questo risultato deve imparare l’importanza di utilizzare le Primarie come metodo per preservare la propria unità, senza regolamenti di conti e senza imposizioni verticistiche che tendono sempre a escludere qualcuno. Il futuro appartiene ad un centrodestra aperto e inclusivo nei confronti di tutti, e contemporaneamente in grado di selezionare i propri candidati con un metodo trasparente e democratico, senza diritti di veto e senza rendite di posizione per nessuno.

 

Pubblicato il 14 giugno 2016 da Redazione.

Il dibattito sul futuro della Destra non può partire sulla base di una lettura scorretta del passato. Leggo molti interventi sul Secolo in cui si racconta che Francesco Storace avrebbe scientemente boicottato l’ascesa di Giorgia Meloni verso il ballottaggio a Roma.

Al di là del flop della candidatura di Alfio Marchini e del modesto risultato della Lista Storace, è importante – proprio per i nostri ragionamenti futuri -raccontare le esatte dinamiche che hanno portato al risultato romano. Se c’è stato qualcosa di scientifico è stata la volontà da parte di Fratelli d’Italia di chiudere la porta in faccia alla Lista Storace e ai cosiddetti “colonnelli di An”.

L’atteggiamento di Storace, al contrario, è stato fin troppo lineare e corretto. Dapprima ha richiesto a gran voce lo svolgimento delle primarie nel centrodestra, a cui lo stesso Marchini si era dichiarato disponibile. Ma in quel momento era in auge il tavolo a tre Berlusconi-Salvini-Meloni, compatto nel rifiutare l’utilizzo di questo strumento, anche limitatamente al complesso caso romano. Poi Silvio Berlusconi, con l’avvallo di Salvini e Storace, ha offerto a Giorgia la candidatura unitaria del centrodestra, ottenendo solo un ostinato rifiuto. A questo punto Berlusconi lanciò l’improbabile candidatura di Bertolaso, subito rifiutata da Storace con la propria candidatura a Sindaco (raccogliendo anche crescenti consensi nei sondaggi).

Successivamente anche Salvini prende le distanze da Bertolaso e convoca delle “gazebarie” vinte da Alfio Marchini. Infine arriva la candidatura di Giorgia Meloni, che viene lanciata nel centrodestra come un guanto di sfida all’egemonia berlusconiana. Storace, nonostante tutto, si dichiara più volte disponibile a ritirare la sua candidatura per convergere sulla Meloni. La risposta del vertice di Fdi è stata un assoluto e beffardo silenzio: il nome stesso di Storace diventa per loro impronunciabile.

La storia si conclude con la scelta di Berlusconi a favore di Marchini, a cui la Lista Storace si accoda nella speranza di costruire una candidatura in grado di raccogliere voti trasversalmente. Al contrario Giorgia risulta nettamente vincente, per la sua naturale empatia con l’elettorato romano, un’ottima campagna elettorale (complimenti ai comunicatori e ai militanti di Fdi) e un marcato appoggio dei media di sinistra che puntano a bruciare Berlusconi e Marchini.

Risultato: le liste direttamente riconducibili alla Meloni passano come un treno sopra a Forza Italia (4,2%), alla Lista Storace (0,64%), ma anche alla lista del suo alleato Salvini (fermo al 2,6%, nonostante tre anni di sovraesposizione mediatica). Ma tutto questo non basta alla leader di Fdi per raggiungere il ballottaggio, perché mancano esattamente i voti di Forza Italia sommati a quelli della Lista Storace.

E’ giusto a questo punto parlare di boicottaggio nei confronti della Meloni? Forse nel caso di Forza Italia (anche se si è fatto di tutto per irritare Silvio Berlusconi), assolutamente no nel caso di Storace che era pienamente disponibile a schierarsi con Giorgia. Non è più serio sottolineare l’errore di insistere in quella chiusura settaria che segna tutta l’esperienza di Fratelli d’Italia? Non è riconducibile a questo atteggiamento di rifiuto di ogni apporto plurale il modestissimo risultato raccolto in tutta Italia da Fdi? Se si escludono i voti romani, l’unico partito di destra rimane fermo alle percentuali delle elezioni europee, con il caso limite di Napoli dove Fdi prende circa un terzo dei voti raccolti dalla Lista “Napoli Capitale” promossa da Azione Nazionale.

Le leadership e i grandi processi di aggregazione non si costruiscono mai sulla volontà di chiudere e di rompere, ma sulla capacità di raccogliere attorno alla propria forza dinamica tutte le energie e tutti gli apporti. Il futuro appartiene a un centrodestra in grado di rinnovarsi profondamente per affrontare le nuove sfide che attraversano l’Europa, rimanendo però unito e compatto per battere la Sinistra e il Movimento 5 Stelle.

(Intervento di Gianni Alemanno pubblicato il 13 giugno 2016 sul Secolo d’Italia)