Pubblicato il 18 settembre 2018 da Gianni Alemanno.
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C’è da essere preoccupati. O da essere felici, non lo so. Ma da qualche tempo assistiamo ad una vera e propria escalation nello scontro politico. Da una parte c’è l’establishment, i vecchi e nuovi poteri della globalizzazione e i partiti tradizionali dello scenario italiano ed europeo, accomunati dalla retorica del politicamente corretto e dalla tutela degli interessi delle multinazionali. Dall’altro lato i sovranisti, tutti coloro che, per un motivo o per l’altro, osano anteporre i valori della sovranità nazionale e popolare alle logiche della globalizzazione. Lo scontro è esploso da quando 5s e leghisti hanno creato il “Governo del cambiamento”, rimettendo in discussione, non dagli scranni dell’opposizione ma dalle poltrone ministeriali, tutti gli equilibri consolidati.

La cosa più sorprendente è che a provocare i salti di livello di questa escalation non sono tanto gli “estremisti” sovranisti quanto i “moderati” del fronte opposto. In fondo Salvini e Di Maio hanno fatto molti (e certe volte discutibili) passi indietro. Sull’Unione Europea sono passati dalla critica all’euro all’accettazione dei parametri di Maastricht e perfino degli ulteriori vincoli imposti dal Fiscal Compact. Anche sull’immigrazione i “populisti” sono passati dal blocco navale al largo delle coste libiche alla ben più mite richiesta di ripartire i migranti che sbarcano tra gli Stati europei. Ma niente. Dal Presidente Mattarella al Governatore Draghi, dai ministri degli interni europei ai membri della Commissione di Bruxelles, da Macron alla Merkel, è tutto un fioccare di provocazioni e chiusure, di minacce e di insulti.

Il punto di rottura è stato forse il voto del Parlamento europeo contro Victor Orban. Sembrava che Angela Merkel, con la scelta del Cristiano-sociale Manfred Weber come candidato per la presidenza della Commissione europea, volesse gettare un ponte di dialogo con i sovranisti europei. E invece, alla fine, ha prevalso il massimalismo ideologico e il Parlamento di Strasburgo ha “condannato” il premier ungherese, pur sapendo che, appena tra qualche mese, dopo le prossime elezioni europee i numeri non saranno più gli stessi.
Gli esponenti politici popolari e socialisti, gli intellettuali della cultura dominante, gli ideologi del neo-liberismo hanno perso il contatto con la realtà, sembrano non rendersi conto che i temi sollevati dal sovranismo non sono degli espedienti populistici per rimediare voti ma dei grandi e drammatici problemi posti dalla globalizzazione. A nulla sono serviti i moniti lanciati in questi giorni da Massimo Cacciari e da Ernesto Galli della Loggia. Nella storia, quando il potere costituito si contrappone in modo così ottuso al cambiamento in atto, i conflitti esplodono in modo imprevedibile e spesso drammatico.

È pronto il Polo Sovranista ad affrontare questa sfida, senza far pagare al popolo italiano il prezzo di difficili avventure? In realtà c’è molto lavoro da fare per costruire un’alternativa matura e responsabile, con cultura di governo, radicamento nella società civile e non solo movimentismo sulle piazze virtuali. Bisogna fare chiarezza sul legame fondamentale tra le antiche istanze della destra sociale e la rivendicazione di una vera sovranità nazionale e popolare, senza improvvisi cedimenti all’ideologia neo-liberista dominante. Il pericolo maggiore rimane quello di rassegnarsi a fare compromessi al ribasso, confondendo il senso di responsabilità con un moderatismo fine a se stesso. In fondo tutta l’escalation creata dai poteri forti serve proprio a spaventare e confondere, mentre i media di regime già dicono che i “populisti” non riusciranno a combinare nulla. Invece essere realisti significa comprendere che l’alternativa è praticabile solo se è coraggiosa e coerente. Insomma bisogna dimostrare nei fatti che l’Italia può smettere di essere una colonia e che le speranze degli italiani dipendono tutte da questa opportunità.

Pubblicato il 11 settembre 2018 da Gianni Alemanno.
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Flash mob del Movimento Nazionale per la Sovranità e Gioventù Identitaria questa mattina a Milano con Gianni Alemanno, Giovanni De Nicola e Tommaso Tusa.

Il biglietto del trasporto pubblico con i Sindaci di centro sinistra negli ultimi anni è passato da 1 a 2 euro con un aumento del 100% senza che a ciò sia conseguito un deciso miglioramento del servizio.
Sala con una pennellata di Arcobaleno cerca di nascondere l’aumento del biglietto. I cittadini avranno la fermata di P.ta Venezia dipinta con i colori dell’arcobaleno, infatti l’azienda municipale dei trasporti ha accolto la richiesta del sindaco di Milano, di mantenere i pannelli colorati della campagna pubblicitaria ‘Rainbow is the new black’. Porta Venezia è la seconda fermata metropolitana al mondo ad essere dipinta con i colori arcobaleno: la prima è stata a Montreal in Canada, peccato che Milano non sia la seconda città al mondo per qualità del trasporto pubblico

Inoltre, da gennaio saranno attive le telecamere che delimiteranno lo stop alle auto ( Euro 0 benzina diesel Euro 0, 1, 2 e 3) dal lunedì al venerdì, dalle 7.30 alle 19.30 in un area grande quanto quasi l’intera città. Una pennellata di blu in barba ai centomila milanesi che non potranno praticamente utilizzare l’auto durante il giorno e dovranno subire l’aumento del trasporto pubblico. Una decisione contraddittoria : da un lato la giunta istituisce nuovi blocchi, nuove delimitazioni alla circolazione privata mentre dall’altro rincara il trasporto pubblico locale.Servono per gli investimenti cerca di giustificarsi Sala, peccato che Atm ha un utile dopo le tasse di quasi 40 milioni di euro.
La sinistra da salotto ancora una volta dimostra di dimenticarsi delle esigenze reali dei cittadini prendendo scelte sbagliate nei tempi sbagliati.

Pubblicato il 07 settembre 2018 da Gianni Alemanno.
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Mai come quest’anno tutta Roma è invasa dalle zanzare, è una constatazione che ogni cittadino o turista sta facendo in questi giorni. Non è casuale, né è un problema che può essere scaricato sulle gestioni comunali del passato. Per il semplice fatto che quest’anno, forse per la prima volta nella storia recente, il Comune di Roma non è riuscito a far partire la disinfestazione contro le larve nelle aree pubbliche. Il consueto affidamento del servizio ad AMA non è stato fatto e non perché mancassero le risorse (bastano alcune centinaia di migliaia di euro) ma semplicemente per disattenzione e incapacità amministrativa. A Roma ci sono 11 cimiteri che, insieme alla rete idrica e alle zone verdi non sfalciate, sono delle micidiali aree di incubazione delle larve che diventate zanzare si spargono per tutta la città. Questo rende inutile la disinfestazione delle aree private in cui il servizio è affidato ai singoli proprietari e condomini. E non bisogna pensare che sia finita per il cambio stagione: i recenti temporali insieme ad un autunno in cui le temperature torneranno ad innalzarsi ci fanno temere perfino un peggioramento della situazione. Per questo motivo chiediamo all’Amministrazione capitolina di correre immediatamente ai ripari, dando immediatamente l’affidamento ad AMA per procedere con una disinfestazione massiccia e sistematica adesso e poi successivamente prima della prossima estate. L’emergenza non va sottovalutata perché può creare disagi gravi a tutta la cittadinanza, anche per la possibilità di un ritorno massiccio delle temibili zanzare tigre.

Pubblicato il 07 settembre 2018 da Gianni Alemanno.
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La sentenza della Cassazione sui fondi della Lega appare a tutti come una decisione ingiusta, perché punisce tutta una comunità politica e milioni di elettori per i comportamenti personali di singoli dirigenti. Anzi la Lega è chiaramente parte lesa di questi indebiti appropriamenti, perché si sono utilizzati fondi pubblici per finalità personali invece che per far crescere il consenso di questo partito. Ma questa sentenza nasce da un vuoto legislativo che rende ambigui il rapporto tra i partiti politici e chi li rapparesenta. È frutto del mancato riconoscimento giuridico dei partiti previsto dalla nostra Costituzione che non è mai stato tradotto in legge dal Parlamanto. Oggi manca una legislazione organica che garantisca da un lato il funzionamento democratico delle formazioni politiche, dall’altro lato il loro funzionamento economico in modo trasparente con precise attribuzioni di responsabilità. Questo ha contribuito allo svuotamento dei partiti politici e mina dall’interno la democrazia italiana e quindi ci auguriamo che un attacco così pesante ad uno dei maggiori partiti politici imponga di dare subito una svolta a questa situazione.

Notizie recenti
Pubblicato il 25 agosto 2018 da Gianni Alemanno.

Apprendiamo con preoccupazione e sorpresa la notizia dell’avviso di garanzia a Salvini, a cui espriamiamo piena solidarietà a nome di tutto il nostro Movimento. Apprezziamo la serenità con cui il Ministro ha accolto la notizia dell’indagine, ma esprimiamo tutta la nostra indignazione per una Magistratura che pretende di sostituirsi alla politica. Salvini ha fatto esattamente quello che aveva promesso in campagna elettorale e per il quale è stato votato da milioni di italiani. Difendere il nostro paese non può essere un reato e la magistratura deve aver rispetto per la politica e per la democrazia. Questi atti giudiziari non fermeranno il cambiamento in atto nel nostro Paese.

Pubblicato il 07 agosto 2018 da Gianni Alemanno.
Pubblicato il 21 luglio 2018 da Gianni Alemanno.