Pubblicato il 11 agosto 2016 da Redazione.

Qualcuno mi chiede come mai non mi associo al coro delle opposizioni che cercano di affondare subito la Raggi sulle solite emergenze romane. Nessuna particolare simpatia per questa signora saputella e nessuna pietà per le difficoltà dei demagoghi pentastellati alle prese con la difficoltà di governare. Ma mi pare demenziale dare addosso a un Sindaco appena eletto, soprattutto quando si è reduci da recenti esperienze di governo. Soprattutto mi disgusta il sistema di disinformazione che la sinistra ha messo in moto contro la Raggi. È lo stesso sistema infernale che fu scatenato contro di me. Gli stessi giornalisti a cominciare da Francesco Merlo, le stesse falsificazioni, la stessa ipocrisia, le stesse tecniche di denigrazione. Articoli con i soliti titoli unilaterali e le foto scelte per mostrare l’inadeguatezza, anche fisica, del malcapitato di turno. Nessuna autocritica sulle responsabilità di una sinistra reduce da Marino e da 30 anni di amministrazione capitolina, in cui è stato fatto veramente di tutto. Bisogna perfino sentire Matteo Orfini, il responsabile primo del disastro di Ignazio Marino, farneticare su assurdi legami tra me e l’amministrazione Raggi. Insomma, seppelliamo nel ridicolo questi cialtroni, in attesa di verificare, con un minimo di serietà, se la Raggi riesce a governare oppure no.

Pubblicato il 05 agosto 2016 da Redazione.

Il Partito democratico di Roma non cambia mai e si dimostra il vero male che distrugge la vita politica di questa città.

Incassata una clamorosa sconfitta con il Movimento 5 stelle – con il povero Giachetti che contro Virginia Raggi ottiene la peggiore percentuale nella storia dei ballottaggi nella Capitale – che cosa fanno gli eredi del potere rosso in Campidoglio? Invece di un serio esame di coscienza sulle motivazioni di questo devastante risultato e sulle proprie responsabilità storiche nel sistema di potere definito Mafia Capitale, si abbandonano all’antico vezzo di diffamare e demonizzare l’avversario politico.

Come fecero con me dopo la sconfitta di Rutelli nel 2008, i democrat cercano di sommergere il Sindaco appena eletto con una serie di contumelie e di teoremi fuori dal mondo e dal buon senso comune. La solita corte di giornalisti e di testate asservite si impegna per rendere verosimili queste follie demenziali, ripetendole e amplificandole con ogni sistema.

È il caso dell’emergenza rifiuti e della nomina dell’Assessore Muraro. Intendiamoci: io questa signora non la conosco e non ho nulla a che fare con lei, che fu presa come consulente in Ama nel periodo di Veltroni e che vide crescere i suoi compensi durante la Giunta Marino. Anzi, a questo punto dico che farebbe meglio a dimettersi da Assessore per evitare di offrire ulteriori alibi alle campagne diffamatorie della sinistra.

Ma sostenere, come stanno facendo Matteo Orfini e i suoi amici, che la nomina della Muraro sia la dimostrazione di un legame di potere tra Virginia Raggi e la destra di Alemanno, fa veramente ridere e dimostra l’attitudine rettile e criminale con cui il Pd fa politica in questa città. Anche perché in gioco non c’è solo l’immagine di un Sindaco appena eletto, che almeno per rispetto degli elettori e del buon senso dovrebbe essere lasciata in pace per qualche mese. Qui in gioco c’è la più grave emergenza che Roma deve affrontare, quella dei rifiuti.

Ieri il Presidente Zingaretti ha ripetuto ancora una volta che Roma non ha bisogno di un termovalorizzatore, lasciando la Capitale senza gli impianti indispensabili per smaltire i propri rifiuti. Il Partito democratico ha la responsabilità storica di aver fatto funzionare Malagrotta per trent’anni, poi di aver impedito alla nostra Giunta di trovare un’alternativa (fu proprio Zingaretti come Presidente della Provincia a sabotare tutte le nostre proposte) e infine di aver permesso a Marino di chiudere questa immensa discarica senza preparare una valida alternativa. Lo stesso Ministro Galletti ha lanciato un grido di allarme sui rifiuti a Roma, chiamando in causa non solo la smarrita Virginia ma l’irresponsabile Zingaretti. Ma cosa fa il partito democratico? Pensa solo all’assessore Muraro e alla costruzione di oscuri teoremi fascio-grillini.

Forse anche gli ultimi romani di sinistra (dopo quelli che hanno già votato per il M5S) dovrebbero decidere di liberarsi di questi signori, che hanno governato Roma per trent’anni, che nel 2008 ci hanno fatto ereditare un buco di bilancio di 22,3 miliardi di euro, che sono al centro di ogni inchiesta sulla corruzione, ma che continuano a pensare che Roma sia solo un laboratorio per le proprie follie.

 

 

Pubblicato il 04 agosto 2016 da Redazione.

Il presidente Zingaretti, respingendo nella sua relazione odierna l’idea di costruire un termovalorizzatore per Roma, si assume ancora una volta un’enorme responsabilità nell’emergenza rifiuti. Nessuno di noi ama i termovalorizzatori, ed è evidente che il primo impegno è aumentare la percentuale di raccolta differenziata. Ma una città vasta e complessa come Roma non può rimanere senza un impianto adeguato a fronteggiare non solo la quotidianità, ma soprattutto i momenti di crisi nella raccolta dei rifiuti. Questo si è reso ancor più evidente dopo la scelta della giunta Marino di chiudere Malagrotta senza preparare un’adeguata alternativa. Rifiutare a priori un nuovo termovalorizzatore significa continuare a lasciare esposta la nostra città, oppure creare le condizioni per dar vita a una nuova Malagrotta. Forse Zingaretti e tutto il Pd sognano di rilanciare il loro antico progetto di costruire una discarica a Monti dell’Ortaccio, in un terreno di proprietà di Cerroni?

Pubblicato il 03 agosto 2016 da duepuntozero.alemanno.

Sulla vicenda dell’assessore Muraro il Pd ha perso ogni senso della realtà e del ridicolo. La città sta sprofondando nei rifiuti per la scelta scellerata della giunta Marino di chiudere Malagrotta senza creare nessuna alternativa per lo smaltimento dei rifiuti a Roma, come ha ammesso ieri il presidente di Ama Fortini in Commissione Ecomafie. Sempre la sinistra è stata lo sponsor principale che ha permesso in 30 anni all’avvocato Cerroni di costruire un vero e proprio monopolio sui rifiuti a Roma: tanto che la stessa sinistra voleva aprire una nuova discarica a Monti dell’Ortaccio, sempre di proprietà di Cerroni. Infine, la sinistra governa da 3 anni in Regione Lazio senza aver fatto un vero piano rifiuti e senza neppure aver rilasciato le autorizzazioni richieste 1 anno e mezzo fa da Marino per l’impianto di Rocca Cencia. Ora cerca di nascondere tutte queste responsabilità attaccando l’assessore Muraro, e addirittura cercando di scaricare sulla destra questo personaggio, dimenticandosi che la Muraro fu assunta 12 anni fa durante l’amministrazione Veltroni, ed ebbe una forte crescita della sua consulenza con la giunta Marino. Non è con questi giochini da quattro soldi che si salva Roma dalla spazzatura, ma solo nominando un commissario governativo sui rifiuti che costringa la regione Lazio di Zingaretti ad assumersi le sue responsabilità.

Pubblicato il 03 agosto 2016 da duepuntozero.alemanno.

A Roma, 22 settembre 2016 dalle ore 17 pe dire No alla Riforma Renzi-Boschi: contro la democrazia delle lobby, per la Democrazia Presidenziale

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Pubblicato il 01 agosto 2016 da duepuntozero.alemanno.

Roma sta veramente rischiando di fare la fine di Napoli ai tempi dell’emergenza rifiuti. Non è colpa del Sindaco Raggi appena insediato, ma neppure dei malfunzionamenti di Ama, della corruzione, o del ritardo nel raccolta differenziata nella Capitale (passata dal 17% di Veltroni al 35% alla fine del mio mandato, fino all’attuale 42%). Questi problemi esistono, ma non sono il nodo della questione. La verità è che dopo la chiusura di Malagrotta, Roma non ha più impianti per smaltire rifiuti in sicurezza.

Il parallelo con Napoli è sinistro: l’emergenza rifiuti all’ombra del Vesuvio cominciò quando Bassolino chiuse (giustamente) la discarica di Pianura, ma senza avere un’alternativa valida a quell’orribile impianto. Ugualmente a Roma Ignazio Marino ha chiuso (giustamente) la discarica di Malagrotta, senza però preoccuparsi della sua sostituzione. Troppo comodo: io ho sempre combattuto quella discarica, fin da quando ero Consigliere regionale gli anni ’90, ma non mi sono mai sognato di fare un simile salto nel buio. Dal canto suo il presidente di Ama Fortini si è assunto la responsabilità di avallare questo terribile azzardo. I risultati sono oggi sotto gli occhi di tutti: basta un qualsiasi incidente per mettere Roma in ginocchio e la catastrofe rifiuti è dietro l’angolo.

Roma deve aumentare al massimo la propria raccolta differenziata e il trattamento dei rifiuti, ma deve sempre avere un impianto di sicurezza – una discarica di servizio preferibilmente connessa a un adeguato termovalorizzatore – dove scaricare i residui delle lavorazioni e, in caso di crisi, i rifiuti opportunamente trattati (l’Unione europea non vieta le discariche, ma solo il conferimento in esse di rifiuti non trattati). Perché manca questo impianto? La responsabilità non è del Campidoglio, perché a Roma non c’è spazio per un simile impianto (anche l’eco-distretto di Rocca Cencia è una insostenibile forzatura), ma della Regione Lazio che per legge ha il compito di approvare il Piano Rifiuti. Una speranza ci fu nel 2012 quando la Giunta Polverini approvò un piano che consentiva di trovare il sito per i rifiuti di Roma nell’ambito del territorio della Provincia. Ma da quel momento è cominciato un rimpallo delle responsabilità, che ha visto sempre protagonista Nicola Zingaretti, prima ai vertici della Provincia di Roma e poi della Regione Lazio. Per non scontentare nessuno la scelta del sito in quasi cinque anni non è mai stata fatta.

E allora? Mi auguro che l’emergenza venga fronteggiata (come promette il Sindaco Raggi), ma per uscire definitivamente dal pericolo bisogna che il Governo nomini subito un Commissario con pieni poteri per l’emergenza rifiuti a Roma. Non il solito Prefetto, che si avventura in proposte socialmente impresentabili. La responsabilità va assunta dalla politica, nominando il Presidente Zingaretti o, in subordine, il Sindaco Raggi. O si costringe il Presidente delle Regione a metterci la faccia, o si permette al Sindaco di Roma di agire con un potere che fino a ora non ha mai avuto. Chi racconta altre favole, ammantate di retorica ambientalista o moralista, sta giocando sulla pelle della nostra Città.

Pubblicato il 29 luglio 2016 da Redazione.

Le mobilitazioni delle organizzazioni agricole che stanno avendo luogo in tutta Italia sono la spia di un malessere profondo e diffuso a cui il governo deve dare risposte immediate. I primi provvedimenti illustrati dal ministro Martina sono un primo passo positivo, ma rischiano di dispiegare i loro effetti in un tempo troppo lungo per salvare migliaia di imprese agricole a rischio chiusura. E’ necessario che tutto il governo, a cominciare dal presidente del Consiglio Renzi, convochi il tavolo agroalimentare per chiedere a tutte le associazioni di categoria, a cominciare da quelle di trasformazione industriale, un immediato atto di responsabilità per fissare subito un nuovo prezzo del grano, che garantisca la sopravvivenza della filiera.  Per fare questo il ministro dell’Agricoltura non basta: è necessario, come previsto dalla concertazione agroalimentare, l’impegno di tutti i ministri competenti guidati dal presidente del Consiglio.

Pubblicato il 29 luglio 2016 da duepuntozero.alemanno.

Ieri è stato un giorno triste per tutta l’Italia che crede nella propria identità e nei valori del territorio, dell’ambiente e del patrimonio agroalimentare. Il Consiglio dei ministri del governo Renzi ha reso definitivo il decreto che cancella il Corpo forestale dello Stato, accorpandolo all’Arma dei Carabinieri. E’ una scelta sbagliata, fortemente voluta da Matteo Renzi e supinamente accettata dal ministro Martina solo per fare l’ennesimo spot pubblicitario a favore dell’esecutivo. Con la cancellazione del Cfs non ci sarà nessun risparmio economico e nessun vantaggio organizzativo, ma sarà più difficile difendere l’ambiente e il territorio italiani dagli attacchi della speculazione e delle ecomafie. In questo momento difficile stringiamoci attorno agli uomini e alle donne che vestono la divisa della Forestale, nella speranza che il nuovo assetto rispetti la loro professionalità e capacità di incidere sul territorio.

Notizie recenti
Pubblicato il 28 luglio 2016 da duepuntozero.alemanno.

L’aumento della quota azionaria di Acea in mano a una multinazionale straniera non è mai una buona notizia. In tutte le grandi società italiane, in particolare in quelle che devono gestire servizi pubblici essenziali, è preferibile che la maggioranza delle azioni, sia pubblica che privata, resti saldamente in mani italiane. Durante il mio mandato da sindaco ho collaborato con i vertici di Gdf Suez, e rispetto questa grande realtà. Ma credo che in ogni caso la presenza dei capitali stranieri debba restare marginale in Acea. Per questo suggerisco al sindaco Raggi di proporre all’assemblea degli azionisti un aumento di capitale azionario, puntando sull’azionariato popolare dei cittadini romani e dei dipendenti dell’azienda. In questo modo si potrà garantire il radicamento territoriale di una multiutility così importante.

Pubblicato il 28 luglio 2016 da duepuntozero.alemanno.

Dopo settimane di mobilitazione di tutto il mondo agricolo, ancora oggi il ministro del Mipaaf Martina non è riuscito a dare riposte soddisfacenti alla filiera fondamentale dell’agroalimentare Made in Italy. Di questo passo si rischia l’abbandono  di migliaia di ettari di terreno agricolo e la perdita della materia prima nazionale per prodotti come il pane e la pasta. Questa battaglia non è fondamentale solo per gli agricoltori: lo è anche per la credibilità della nostra industria alimentare e per i diritti dei consumatori. Con che serietà si può infatti parlare di Made in Italy per pasta e pane se manca il grano coltivato nelle nostre terre? Credo che la lotta degli agricoltori per difendere la produzione cerealicola debba diventare una lotta di tutto il popolo italiano.

Pubblicato il 26 luglio 2016 da Redazione.

Ieri, commentando il disegno di legge sulla legalizzazione della Cannabis approdato alla Camera, avevo twittato: “L’Europa è sotto l’attacco del terrorismo e cosa fa il Parlamento italiano? Discute di #cannabislegale Loro sparano noi ci facciamo le canne”. A stretto giro la risposta, sempre su twitter, dello scrittore Roberto Saviano: “Qualcuno avverta Alemanno che loro sparano anche grazie ai proventi del traffico di droga. #legalizecannabis“. Oggi ho replicato così: “@robertosaviano parlavo dei terroristi che non sparano di certo per la #cannabis. Ma è una resa legalizzare nella speranza di vincere #mafia“, il primo tweet. E ancora: “Con questo ragionamento dovremmo legalizzare cocaina ed eroina, con cui la #mafia guadagna molto di più?”. Infine ho condiviso un video di Paolo Borsellino, per far sapere a Saviano che il magistrato diceva: “E’ da dilettanti pensare che liberalizzando la droga sparirebbe il traffico clandestino”.

Pubblicato il 22 luglio 2016 da Redazione.

Risponderò con una documentata relazione all’atto di citazione che la Corte dei Conti mi ha inviato per la Metro C. La mia azione infatti è stata tutta rivolta a difendere gli interessi di Roma Capitale. L’accordo transattivo, preparato dagli uffici di Metropolitane di Roma, e da me avallato, ha permesso di passare da 1,4 miliardi di riserve a 253 milioni di euro. Se le riserve avanzate dal Consorzio Metro C erano ingiustificate, questo può derivare soltanto dal modo in cui è stato scritto e assegnato il bando di gara per la costruzione dell’opera durante l’amministrazione Veltroni. Stupisce allora che tra i 32 dirigenti e politici citati non ci sia l’ex sindaco Veltroni, mentre vengono coinvolti il presidente di Metropolitane di Roma Chicco testa, il Segretario Generale Gagliani Caputo e il Ragioniere Generale Lopomo, tutti in carica al tempo di quella amministrazione che, appunto, ha assegnato l’appalto. Nella lunga e complessa vicenda della Metro C la nostra amministrazione si è distinta unicamente per il tentativo di rimediare alle scelte di chi ci ha preceduto. Mentre dopo di noi con l’amministrazione Marino la situazione è tornata ad aggravarsi per altri 90 milioni, con il cosiddetto ‘Atto attuativo’.